NOTIZIE GENERALI SULLE
ORIGINI E SULLA STORIA DI SERRAVALLE
Sorge
circa ad un chilometro dall'argine destro del Po, dove il
fiume si biforca nei rami di Venezia e di Goro, di fronte
a S. Maria in Punta. Un tempo il nome forse indicava -
ancor prima che il Po scorresse da queste parti - la
chiusura (o la fine) dove si serrava la valle. Ma "chi
scende col Po per il Polesine di San Giovanni s'accorge"
- narra Riccardo Bacchelli nel Mulino del Po
in chiaro stile - "che il paese perde orizzonte, che
le acque erranti dalla pianura umile e sterminata
confondono l'orizzonte ed il senso di orientamento".
Ed infatti le origini di Serravalle bisogna cercarle
altrove, lungo il corso del Goro, più a valle di 4
chilometri, nel punto in cui sorge tuttora l'antica Villa
dei Conti Giglioli, trasformata molte volte, con la
cimasa barocca seminascosta fra rogge e alberi cupi.
Nell'interno della villa erano certi dipinti ad affresco
scomparsi a metà dell'ottocento sotto lo scialbo dei
guazzi di mano del Migliari. All'inizio del viale di
accesso sorge la
cappella
gentilizia, dedicata alla Madonna assunta,
dove sono stati sepolti i conti Giglioli. Tale cappella
era stata fino al Seicento la chiesa Parrocchiale di
Serravalle ed intorno ad essa sorgevano dal Medio Evo una
torre di scolta e le case del borgo. Poi, quando la
biforcazione del grande fiume si stabilizzò 4 chilometri
più a monte, anche il paese si trasferì nella stessa
zona. Colà le vie di acqua e di terra erano migliori, il
traghetto agevole e le capanne con l'osteria per i
traghettanti erano state rifatte in mattoni. Fu in quel
luogo e in quel tempo, precisamente nel 1639, che il
Conte Giovanni Giglioli fece costruire l'attuale chiesa
Parrocchiale di Serravalle, dedicata a San Francesco
d'Assisi, più tardi elevata ad abazia, riservando per sé
e per i suoi discendenti il diritto di giuspatronato.
L'interno ha l'aspetto lindo e dignitoso, specialmente
dopo le decorazioni ben disegnate dal Campanati nel 1936
intorno alle insegne dei Giglioli. Un po' discosto si
erge il campanile seicentesco, carico di discordanti
restauri eseguiti nel 1879. Col passar degli anni intorno
alla cappella gentilizia ormai lontana dal paese, le
vecchie case del borgo e la torre caddero ad una ad una;
restò solitaria la grande villa, residenza abituale dei
Giglioli da quando, nel 1598, con la devoluzione del
Ducato di Ferrara allo Stato Pontificio, qui si
ritirarono a vita privata, abbandonando le cariche
cittadine. Così dunque nacque Serravalle e così avvenne
il suo trasferimento, che seguì l'essere e il divenire
del fiume illustre, già vagabondo ed ora prigioniero fra
le rive e gli argini. Le furie del Po ancora si
ripercossero sulle vicende del paese. Lo Scalabrini in
una lettera del 1729 al Muratori scrisse: "bisogna
condurre gli matematici bolognesi a vedere le rovine che
il Po a Serravalle ha provocato, fracassando l'argine in
lunghezza di 150 pertiche, temendosi non si possa più
pigliare, e forse tornerà isola il territorio Pomposiano".
Era il tempo in cui da Bologna si premeva per rimettere
il Reno in Po, mentre proprio a Serravalle, nella
campagna piatta e livellata, non si sapeva neppre per che
verso andavano le acque. Il centro di Serravalle quindi,
con le sue belle case, la sua piazza e i suoi negozi non
ha più di 450 anni di vita. Vanno ricordate le opere
realizzate negli ultimi tempi: la Casa di Riposo modello,
intitolata al suo benefattore Attilio Capatti e altro.
Nei pressi di Serravalle nel 1953 è sorta l'agile torre
di sollevamento dell'Acquedotto del Basso Ferrarese. Essa
preleva e distribuisce fino alle lontane spiaggie
adriatiche l'acqua del po che "senza costare un
bajocco - dice un proverbio locale - tanto rende
quant'uno ne prende. Nel 1676 Serravalle contava 360
abitanti.
(Da
"LA GUIDA DEL FERRARESE" di
Ugo Malagù - Giacometti Editore, Verona 1967)
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