
Le
rotte del Po che interessarono Serravalle
Se si vuole avere
la giusta dimensione storica nella quale inserire
la vita e le vicende della nostra zona e, in
particolare, di Serravalle, bisogna far
riferimento alle numerose rotte del Po, che
influirono sull'assetto idraulico e territoriale.
Prima di trattare,
ovviamente nei limiti concessici dalle
documentazioni esistenti e reperite, delle rotte
del Po, e più dettagliatamente di quelle che
interessarono nel corso di vari secoli il tronco
che va da Cologna ad Ariano, si ritiene opportuno
fornire al lettore alcune notizie che lo
aiuteranno a comprendere meglio il discorso che
seguirà.
Il Viganò,
citando Paolo Diacono, afferma che già nel 589
uno spaventoso diluvio d'acque abbattutosi sulla
Venezia, sulla Liguria e su altre province
d'Italia, provocò lo sterminio di possessioni,
ville, uomini, animali. Per quanto concrne in
particolare il Po, si sa che nel 1152 (o 1131)
esso si ramificò a Ficarolo, a causa di una
grande rotta dell'argine sinistro che procurò
l'allagamento dei territori di Adria e Rovigo,
arrivando finanche sotto le mura settentrionali
di Ferrara. Il nuovo ramo che ebbe a formarsi, e
attraversò tutta la regione veneta
nella sua parte
inferiore, fu detto "Po di Venezia".
Questo ramo del Po si divise ulteriormente di
fronte a Serravalle, costituendo l'Isola d'Ariano.
Vari autori riferiscono che la divisione avvenne
alle Papozze, in realtà avvenne invece a valle
del paese. L'inesattezza e foop dovuta al fatto
che Papozze era già in anni remoti notevole
centro. di gran lunga superiore per importanza e
per abitanti a Serravalle. E' probabile quindi
che, affermando esseri il Po diviso a Papozze. si
sia voluto localizzare il fatto accanto al centro
più noto immediatamente più vicino alla
biforcazione. Lo storico di cose ferraresi U.
Malagù è dell'idea che la biforcazione del
fiume nei rami di Venezia e di Goro si sia
stabilizzata col passare degli anni più a monte
di 4 chilometri. L'Autore ne deduce che il paese
di Serravalle si fosse colà insedialo. Si
trovano però altri autori attendibili che citano
rotte ed alluvioni interessanti Serravalle,
avvenute per scolmamento o per frantumazione
degli argini del Po di Venezia, e non di Goro,
pertanto si può ritenere storicamente provato
che Serravalle sia sorto lungo gli argini del Po
di Venezia. A sostegno della nostra tesi
aggiungiamo il fatto che, già alla fine del
secolo XVI, nell'attuale luogo in cui sorge il
nostro paese, vi erano già una chiesa ed il
nucleo abitato denominato appunto "Serravalle".
Centro che non sorge lungo il corso del Po di
Goro ma circa all'altezza di Papozze, lungo le
arginature del Po Grande, un tempo detto di
Venezia, mentre l'attuale ramo di Venezia era
detto "Po delle Fornaci". Se uno
spostamento si è verifìcato nella biforcazione,
deve essere stato certamente di ridotte
dimensioni. Infatti carte molto antiche e quelle
che in particolare abbiamo voluto riprodurre in
questo volume, individuano già la biforcazione
nell'attuale luogo. Per quanto riguarda lo
spostamento del paese più a monte di circa
quattro chilo
metri, è una
ipotesi questa tutta da provare, anche se a suo
favore potrebbe concorrere il fatto che gli
insediamenti primitivi erano costituiti da
qualche tugurio, facilmente ricostruibile in
luoghi asciutti e produttivi, cioè meno soggetti
alle frequenti rotte.
Ma veniamo alle
rotte.
A parte quella
determinante di Ficarolo, già citata, le prime
notizie di rotte in cui si menziona Serravalle
bisogna ricercarle in lavori di vari autori. Il
Bottoni, citato dallo Zucchini, riferisce che nel
secolo XIV si verificarono otto grandi rotte, di
cui quattro nel Po di Venezia e quattro nel Po di
Volano. Nel secolo XV furono in totale nove, più
una nel Po di Primaro. Nel secolo XVI le grandi
rotte salirono addirittura a ventidue (diciassette
nel Po di Venezia, tre nel Volano, le rimanenti
due nel Primaro) provocando disastrose
conseguenze a tutto il regime idraulico del
ferrarese e mettendo a dura prova i proprietari
terrieri ed i lavoratori, questi ultimi costretti
a subire le conseguenze di così gravi
avvenimenti.
Nel secolo XVI,
cioè negli anni in cui si hanno le prime notizie
di rotte che interessarono il tronco Cologna-Ariano,
se ne verificarono due: nel 1536 a Berra, e nel
1569, a Cologna.
Ovviamente le
acque, rotti gli argini, rovinarono sui terreni
sottoposti, disperdendosi per le valli vicine
"e per di là gettandosi nel mare",
interessando quindi più o meno violentemente
anche il territorio serravallese.
Ma in quel
periodo, oltre alle rotte del grande fiume,
quelle popolazioni dovettero subire i danni del
terremoto del 17 novembre 1570, che "perdurò
con spesse scosse per 9 mesi, proseguì a farsi
sentire fino al 1574, né cessò affatto che nel
1591!>>.
"... Scorsi
però questi anni, le rotte ritornarono a
danneggiare il territorio. Così nel 1576, alli 8
novembre, ruppe il Po di Venezia in sulla destra
e in due luoghi, restando abattuti gii argini di
Serravalle e di Palantone.
Rialzati però
tantosto (atteso il pericolo che correva la città)
rovesciaronsi quelli di sinistra a Carotalo, ed
al Saraceno, sul territorio di Rovigo.
Parve allora che
il Governo Ducale volesse accingersi a grandi
lavori, prender serie precauzioni, ed imporre a
se stesso i più costosi sacrifici per la
salvezza delia Provincia. Molte gride furono
pubblicate in questo tempo, e molto si parlò di
grandi e generali progetti pel rinnovamento delle
arginature di Po. Il denaro però mancava; e
forse più di questo, mancavano gli uomini capaci
di compierli, e di assumere la direzione dei
lavori. Più che a novelli impianti si sarebbe
dovuto attendere al mantenimento degli esistenti,
che per l'intanto si trascuravano! Non più tardi
infatti dell'anno susseguente (1577) il Po ruppe
a Serravalle, e mentre il Duca moveva guerra ai
Bolognesi, per contesa di poche acque in Primaro,
sommergevansi nel novembre 1579 ad Occhiobello e
a Carbonara, vicino ai confini Mantovani e
Modenesi, le più fertili campagne della
transpadana ferrarese>>.
Così si ebbero
due rotte in due anni. Immagini il lettore le
condizioni di vita in cui si trovavano i nostri
antichi compaesani. Tragiche paure, malattie,
epidemie che si aggiungevano all'estrema
generalemiseria di una popolazione ricca solo di
una grande rassegnazione.
Così, una
successiva rotta del 1585 a Fossasamba interessò
il nostro territorio, ed un'altra ancora nel 1595.
Nuovamente il Bottoni ci illumina su come le
popolazioni del nostro territorio potevano
trovare scampo nella imminenza delle rotte:
"... E a
notarsi che in questa come nella rotta
antecedente del 1577, e nella successiva del 1595,
gli abitanti si salvarono sulle quore.
Galleggiavano queste sulle acque, ed erano di
tale spessore da poter sostenere più centinaia
di persone, nel- tempo stesso che servir a
pascolo di animali".
Le "quore"
(è più corretto sostituire però alla q la
lettera c in quanto il vocabolo deriva dal latino
"corium" = prato galleggiante; da non
confondere con "corium-ii", n., che
indica: cuoio, pelle) da cui prese il nome la
località "Cuora" di Serravalle,
situata circa a metà strada fra il nostro paese
e Le Contane, erano territori così ricchi di
torba da galleggiare a lotti immensi sulle acque.
Con la bonifica della valle, esse si adagiarono
stabilmente a formare alcune zone in rilievo
denominate "dossi" (i quali, fra
l'altro, corrispondevano pure alle zone
immediatamente vicine ai canali di scolo) sui
quali, poi, si costituirono anche buona parte dei
nuclei abitati di valle.
Nel 1592 una rotta
allagò "i fertilizzati campi ed altre
frazioni comunali circostanti". Ma
l'avvicendarsi dei funesti eventi delle rotte non
aveva ancora termine.
La rotta di Berra
dell'anno 1595 e poi la seguente del 1596 sempre
in quel luogo, metteva in gravissimi disagi gli
abitanti del nostro territorio ed è da pensare
che solo l'impossibilità di cambiare la propria
condizione, il desiderio di rimanere nei luoghi
natii e l'attaccamento alle povere dimore -
luoghi segreti, unici testimoni dei loro
quotidiani enormi sacrifici - non abbia
scoraggiato quegli uomini.
Anzi sembrava che
le difficoltà irrobustissero la determinazione
di non arrendersi e, grazie alla loro tenacia, il
paese potè risorgere ogni volta dallo spettro di
così terrificanti disgrazie che distruggevano i
già miseri raccolti e gran parte degli edifici.
Dopo un lungo
periodo di stasi, Serravalle fu nuovamente da due
crisi provocate da una carestia e da una rotta in
"Trombona".
Così scrive il
Bottoni:
" 37
Finalmente per quella strana coincidenza
di più disgrazie a una sola volta, che afflisero
mai sempre la nostra Provincia, urna nuova rotta
fu segnalata nel Po, nel maggio 1686, alla
Trombona: nel momento appunto che la pestilenza
ci minacciava dalla Gorizia, la carestia n'urgeva
più davvicino, e le campagne più che dai ladri
venivano funestate dai birri, che sotto l'aspetto
di inseguire i primi, ne sottomettevano a
contribuzioni forzate gli abitatori>>.
Giungiamo così al
secolo XVIII.
Nel 1725, a causa
di una eccezionale piena del Po, anche la Fossa
Lavezzola ed il Canai Bianco divennero gonfi
d'acqua tanto da minacciare le campagne ed i
centri abitati che si raggnippavano lungo i due
corsi d'acqua. Il Governo pensò di tagliare
l'argine sinistro dei due canali al fine di far
affluire le acque nelle valli vicine non ancora
pienamente bonificate. Ma i lavori vennero
fortunatamente abbandonati quando diminuì la
minaccia, e la piena si scaricò regolarmente in
mare.
Nel 1729 il Po
rompe a Serravalle e fracassa l'argine per una
lunghezza di 150 pertiche (m. 613,2). La gravita
del fatto e tanta e tale che si giunge a temere
di non essere più in grado di arginare la falla.
Lo storico Scalabrini scrive a Ludovico Antonio
Muratori col quale è in stretto rapporto
epistolare:
<<24 -
Ferrara - 21/11/1729:
Dio volesse che
potessi camminare da la di lei creduta fangosa
Ferrara! Sono 20 giorni che le febbri mi tengono
in letto; ma grazie all'Altissimo che dopo il
primo male di vomito bilioso ho celebrato 4
giorni, ma, ricaduto, ho passato due buone
terzane: la terza doveva venir ieri, ma s'è
riguardata! Gran influsso è questo, il mio
signor preposto! Si sono malati i medici,
parrochi, e lo stesso cardinale ha provate due
recidive. La morte poi gli ha levati il cavalier
maestro di camera, l'uditor generale della
Legazione, un aiutante di camera, ed altri servi
più infini; ed egli se la vedeva imbrogliata. Li
morti sono oltre numero solito al certo, e gente
di qualità la maggior parte e cognita. Io credo
al certo che questa sia una specie di contagio; e
molte volte sono stato disposto per supplicarla
del di lei libretto del governo della peste;
poiché stimo che parlerà de' parrochi ancora
ome si debbano regolare. Io me la sono guadagnata
per troppa fatica, e dovermi levar di notte in
tempo che sudavo con il purgantino in corpo;
poiché mi s'erano scoperte certe piccole
alterazioni e mi volevo curare come feci l'agosto
scorso, il che mi riuscì mirabilmente, ma
l'accidente portò che mi fu interrotta la quiete.
Supplico V.S. ill.ma pregar 1'Altissimo per me,
acciò possa servirla.
Non volendo
mancare a quanto si degna onorarmi, poiché li
curati della Cattedrale la quale soggiaciono li
Teatini e loro vicinanze mi daranno contezza di
tal donna, se vi sia stata, o pure se vi sia più
al mondo; e di tutto ne darò il dovuto
ragguaglio a V.S. ill.ma.
Adesso bisognerà
che il Signor Commissario Corradi conducesse gli
Bolognesi matematici a veder le ruine del Po, che
a Serravalle ha fracassato l'argine in longhezza
di pertiche 150, temendosi non si possa più
pigliare, e forse tornerà isola i territorio
pomposiano; avendo fatto l'anno scorso la Comunità
cavare il Goro per scolare i canali del Polesine
di Ferrara nel Po d'Ariano e di Volano; già gli
Signori Ducali avevano impedito lo sbocco de'
medesimi canali al mare in vicinanzadella Mesola.
E per esso cavamento dicono che l'acque
precipitano nel Po di Volano di rigurgito, poi
l'espansione viene in vicinanza di dodeci miglia
dalla città sino a Copparo e Sabbioncello.
Veda la V.S. ill.ma
che il Signore si flagella a due mani. Bisogna
chinare il capo e starsene cheti, a far penitenza.
Mi perdoni lei di quella che le dò in leggere sì
mal composta e scritta lettera, poiché dal
letto, e mi dia il più giocondo fra tutti i
contenti, qual è di ricevere i di lei
stimatissimi caratteri; mentre con profondo
rispetto mi confermo, e mi dico di V.S. ill.ma".
Il Muratori
risponde:
<<35 - Modena, 25/11/1729:
A me che son
lontano, fa venir freddo la sola narrazione de'
tanti disasri, che nel presente anno diluviano
sopra la povera Ferrara: ora che farà a voi
altri, che siete presenti, e li provate? Il
temporale di Trecenta, la scarsezza de' raccolti,
l'epidemia micidiale, erano moltissimo. Vi si
aggiunge ora una si' fiera inondazione, che far?'
poveri tanti e tanti, e che ancor qui si far?'
sentire. Che sarebbe poi, se la rotta non si
potesse prendere e durasse una si' grave
mutazione delle cose? Il signore Iddio abbia
misericordia a voi altri signori, e a noi
ancora>>.
Nonostante la
violenza delle rotte e soprattutto di quella del
1729 qualche edificio si salvò. Per esempio la
chiesa. Ma la frequenza delle alluvioni e la
scarsità degli interventi di manutenzione
influirono sulle strutture murarie del tempio
rendendone precaria la stabilità, così che
negli anni attorno al 1860 esso risultava in tale
stato di labenza da esseme proibito l'uso.
Il 7 gennaio 1799
in vari luoghi il Po gelò, ad esempio nei pressi
di Cologna "ove i mulini andarono a terra"
e tale situazione perdurò per circa un mese,
fino al 5 di febbraio, giorno in cui "li
molini tornarono in Piarda".
Nel secolo XIX la
rotta del 2 giugno 1872 di Guarda, causò rovine
e distruzioni, e l'allagamento di tutta la zona
del basso ferrarese. Gli effetti si fecero
sentire anche a Serravalle, dove le acque
distrussero i raccolti e i possidenti locali non
poterono offrire alla parrocchia parte del
raccolto della canna per l'acquisto dei banchi
della chiesa, che da poco era stata riedificata.
Dopo questo
disastroso avvenimento gli argini, grazie agli
interventi massicci del governo del Regno,
vengono rialzati e fortificati e a Serravalle non
si verificheranno altre inondazioni. La
popolazione andrà acquistando maggior sicurezza
ed il suo numero aumenterà progressivamente con
conseguente sviluppo del nucleo abitato.
L'impulso delle attività economiche e sociali,
dapprima lento e prudente ma via via sempre più
ardito e fervoroso col passare degli anni, guiderà
al benessere di oggi, non solo sconosciuto ma
neppur mai sognato nei tempi passati.
Ma le minacce
quasi annuali delle piene, e soprattutto quelle
del 1951, del 1976 e quelle del 1977, hanno
riportato in discussione la sicurezza idraulica
della nostra zona. Così, si auspicano urgenti
provvedimenti, oltre a quelli di qualche anno fa
che ebbero come conseguenza diretta il rialzo
delle arginature di un lungo tratto del Po di
Goro e a quello di Venezia, al fine di evitare
disgrazie e rovine al nostro e agli altri paesi
del basso ferrarese.
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