
Le
origini del nome "Serravalle" e notizie
storiche circa la nascita e l'ubicazione del
paese
Le principali vie
di comunicazione fra il centro e le borgate erano
i due stradoni, cui s'è accennato, identifìcabili
con le attuali via Mario Bonamico e via Stefano
Mongini dall'argine del Po a quello del Canal
Bianco. In più comparve la via "di ragione
Benazzi", che è l'attuale via Mongini,
dalla piazza alla curva dell'Ariosta, denominata
anche "via dell'Ariosta". La strada
denominata oggi "via Attilio Capatti"
un tempo, almeno fino a metà dell'Ottocento,
costeggiava il Rè dei Fossi e conduceva al
vecchio cimitero posto all'imboccatura
meridionale del Bassone, ora via
Roma. Un ponticello in legno sul Re dei Fossi
agevolava il traffico dalla piazza all'attuale
via Bonamico. Lo "stradone di Serravalle"
passando per la piazza conduceva al cascinale e
fienile ora di proprietà della famiglia
Pasqualin, come è ben testimoniato nei fogli del
Catasto del 1835. Fuori dal centro, intanto, si
formavano altri nuclei abitati: il Ghetto, la
Pedagna, il Livello, le Donnine, con relative
strade, tracciate nel rispetto delle varie
proprietà e, il più delle volte, costeggiando i
numerosi canali di scolo.
E da credere,
quindi, che l'antico centro del paese, se non
proprio il primitivo, sia da individuare nel
luogo ove ancora oggi esiste la chiesa, a ridosso
del corso d'acqua denominato Re dei Fossi,
circondata di edifìci fra i quali: il casamento
ed il fienile ora di proprietà della famiglia
Pasqualin, gli analoghi edifìci delle famiglie
Naldi (anticamente in parte dei Biolcati, in
parte dei Pietropoli), la lunga costruzione a
nord della piazza ora di vari proprietari ma
eretta in fasi successive dai Giglioli, il
palazzo delle vecchie scuole elementari, che fu
canonica quando la facoltosa famiglia Pietropoli,
agli inizi dell'Ottocento, lo cedette
all'arcivescovo di Ravenna cardinale Chiarissimo
Falconieri per adibirlo a dimora dei sacerdoti di
Serravalle. E ancora, l'ottocentesca casa
Biolcati ad est della piazza Ticchioni, il
palazzetto dei Pivanti all'inizio della via
Bonamico e, di fronte, la casa Rubini, entrambi
di recente rimodernati.
Col passare degli
anni il nucleo abitato si è sviluppato, grazie
ai rapporti religiosi e sociali che
venivano favoriti oltre che dagli stessi legami
con Ariano Polesine, anche dalla vicinanza di
altri importanti centri quali Berra e Copparo nel
ferrarese, Santa Maria in Punta e, in particolar
modo, Papozze nel Veneto.
Come abbiamo
visto, neppure le rotte e le numerose alluvioni
scoraggiarono gli antichi abitanti delle nostre
zone.
Anzi, la vita non
poteva scindersi dal rapporto degli uomini e
delle cose con il grande fiume. Le vie
principali e la maggioranza degli stradoni di
campagna collegavano il Po al paese e alle
borgate. Ancora oggi le vie maggiormente popolate
sono quelle vicine al Po e che direttamente o
indirettamente conducono ad esso. Il fiume
favoriva i rapporti e gli spostamenti anche e non
solo commerciali, con le altre popolazioni
rivierasche. Oltre all'agricoltura, fin verso la
metà dell'Ottocento era molto sviluppata la
pesca; in misura insignificante era presente il
commercio, mentre l'artigianato locale era
rappresentato dai sarti, dai falegnami e dal
fabbro, che rispondevano ai bisogni
dell'agricoltura e della vita d'ogni giorno.
Traccia di
industrie nel sec. XVI e quindi nei secoli XVII,
XVIII e XIX non ve ne sono. Bisognerà attendere
gli anni '60 di questo secolo per vedere eretta
nel nostro territorio la prima industria a larga
occupazione, l'"Hellebore". Nel campo
estrattivo, prima e dopo la Seconda Guerra
Mondiale, si trova il metano, chiuso in un
secondo tempo, cioè agli inizi degli anni '60
perché causa principale dell'abbassamento
progressivo del suolo. Nella lavorazione delle
risorse naturali una nota particolare bisogna
farla circa la fornace. Già nel 1700 è
possibile trovare in funzione una fornace a
livello prettamente artigianale. L'ubicazione
esatta è di difficile identificazione, ma con
ogni probabilità essa doveva sorgere in quella
parte di golena del Po Grande dove fino a qualche
anno fa si potevano ancora scorgere i resti della
cosiddetta "Fornasina". Un documento
che attesta l'esistenza di una attività di
fornace è stato rinvenuto dal signor Udilio
Zappaterra di Ferrara nell'archivio della chiesa
di Guarda Ferrarese nel corso di sue ricerche
storiche. Ce ne ha fatto pervenire copia dalla
quale si desume che le pietre con le quali venne
eretta, a partire dal 1770, la chiesa di Guarda,
furono fornite dal capofornaciaio Giuseppe
Passarella da Serravalle. Questi aveva lavorato
fino al 1769 alle dipendenze di Giuseppe Cappato,
proprietario di una fornace in Serravalle, in
qualità di "Capo fornasaro". Il
documento è datato 12 ottobre 1770 e riporta
l'attestazione fatta dal padrone della fornace,
convalidata da uno scritto dell'allora cappellano
dell'abbazia di Serravalle, circa la serietà e
la competenza professionale del Passarella. La
fornace di Serravalle era stata demolita e il
Cappato dovette forzatamente privarsi del
Passarella.
Ecco il documento:
1770:
li 12 ottobre saravale
A chiunque si
aspetta, attesto io infrascrito qualmente Giosefe
Passarela mi a servito in qualità di Cappo
Fornasaro per il corso di anni
quindici circha, e di avere sempre trovato il
mede(si)mo fedele è uomo cappacissimo del suo
mestiere, cioè di fornasaro, e di non avere ne
pure mai rovinato alchuna cosa, e mi a servito in
tale figura sino l'a(n)no scorsso 1769: e altro
motivo non è stato che il mede(si)mo sono andato
via dal mio servicio; solo per essere stata
dimolita la fornaza, e essere restato io senza,
che se non fosse succeduto tale demolicione non
mi averci privato del mede(si)mo, e tanto posso
atestare in fede.
GIOSEFE
CAPPATO
di mano propria Afermo
Giorgio Simoncini,
Sacerdote, fui presente a quanto soprascritto et
omnibus et singulis hanc inspecturis fide ne
faccio, ac attesto, qualmente il suddetto
Passarella è huomo onorato e da bene,
capacissimo nel mestiere di fornace, tanto per i
matteriali, quanto pure rispettivamente il
coccinare in fornace detti matteriali, essendo
stato sempre il suo mestiere, e tanto attesto in
propria mia conscienza.
Il
suddetto Simoncini, Sacerdote e Cappellano della
Abbacia di Saravalle
Come s'è detto,
è impossibile individuare con esattezza i luoghi
ove era o erano poste le fornaci di Serravalle
nel 1700. Sappiamo invece dalle mappe catastali
del 1835 conservate presso l'Archivio di Stato di
Ferrara, che la fornace di proprietà Cavalieri
e, dirimpetto, quella della famiglia Pietropoli,
erano situate nella zona golenale di Serravalle
nei pressi della diramazione del Po. In anni a
noi più vicini si ritrovano in funzione due
fornaci, pure con produzione di calce, della
famiglia Carini, amministrate dalla famiglia
Merini. Attualmente è in attività una sola
fornace, di proprietà della società "Fornaci".
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