
Le
origini del nome "Serravalle" e notizie
storiche circa la nascita e l'ubicazione del
paese
Per quanto
riguarda Serravalle, il Malagù è dell'idea che
il paese sia sorto nel luogo ove attualmente
sorge la villa dei conti Giglioli. È certo che
un borgo di pescatori ed agricoltori deve essersi
formato proprio su parte di quel territorio del
quale i Giglioli, a metà del XV secolo, ebbero
l'investitura come conti di Serravalle, e dove
essi in seguito eressero la loro dimora. Zona
questa vicina al Po di Goro, di fronte
all'abitato di Santa Maria in Punta. Le case di
quel borgo, come degli altri sparsi lungo la
lingua di terra compresa fra il Po ed il Canal
Bianco, erano sicuramente dei tuguri, costruiti
di canna e fango, con tetto di paglia e, solo in
rari casi, con un portichetto antistante al corpo
principale.
Tuttavia per
quanto riguarda l'attuale centro del paese, è
bene soffermarsi un attimo per esaminare alcuni
punti significativi che in parte divergono da
quanto afferma il Malagù.
Nelle carte del
Penna, specialmente le due che abbiamo pubblicato
sotto i numeri 2 e 3 "Punta del Po d'Ariano
col Po delle Fornaci sino alla confina veneta"
e "II Po delle Fornaci e quello d'Ariano col
taglio detto Contarino, principiato e non
perfetto l'anno 1647", si ha una visione
sufficientemente chiara della zona serravallese
nel periodo della seconda metà del secolo XVII.
Anzitutto si nota un piccolo agglomerato urbano,
con la chiesa e due stradoni, l'uno detto "stradone
di Serravalle", l'altro chiamato "strada
del Conte del Zaffo", che unisce il Canai
Bianco all'altezza del Fienilone, allora chiamato
"Cascina del Contarino",
coll'arginatura a Po della "Tenuta Contarino".
Le denominazioni riportate si riferiscono al più
grande possedimento denominato appunto "Tenuta
Contarino", confinante a est con la chiesa e
con lo "stradone di Serravalle". Il
nome "Contarino" deriva dal cognome
dell'antica famiglia veneta dei Contarini. Per
capire il perché fossero proprietari di tanto
terreno nel territorio serravallese sotto il
Ducato di Ferrara, bisogna risalire al 1559, anno
in cui il duca Ercole II raggiunse la copertura
finanziaria per la bonifica del Polesine di
Ferrara, le cui condizioni idraulico-territoriali
si erano aggravate a causa delle rotte del Po e
dell'incuria dei terreni situati in prossimità
del fiume. Estremamente vasto, il territorio del
Polesine ferrarese presentava notevoli problemi
per una bonifica integrale anche se procrastinata
nel tempo. Nel 1564 si affidò l'esecuzione del
progetto di bonifica al padovano Isidoro
Portello, che assicurava di raggiungere lo scopo
utilizzando molti uomini, ingaggiati anche in
altri territori, per un periodo di quattro anni a
partire dal 26 luglio 1564, data dello strumento
di convenzione stipulato fra il Duca ed il
Portello. Però, ad un solo anno di distanza il
padovano declinò l'impegno abbandonandolo per
insufficienza di mezzi e decadendo quindi dalla
concessione. Subentrò al Portello il ferrarese
Nicolo Estense-Tassoni, il quale si mise subito
all'opera coadiuvato dal sostegno finanziario di
una società di banchieri toscani: i Seminiati, i
Malpighi, i Cunigi e i Bonvisi di Lucca. Con
convenzione del 3 dicembre 1565 il conte Nicolò
cedette un terzo dei diritti spettantigli per la
bonifica del territorio ai fratelli Contarini,
conti del Zaffo, e ad altri gentiluomini
veneziani (Foscari), a cui s'unirono, in seguito,
un altro Seminiati ed alcuni nobili lucchesi.
Bonificato il
territorio, i Contarini vi si insediarono, resero
produttivi i terreni lasciati incolti,
costruirono cascinali, fienili, canali, aprirono
le prime vie di comunicazione. Per i loro meriti,
i Contarini divennero proprietari di un terzo dei
territorii bonificati, come prevedeva la
convenzione. La bonificazione del territorio portò
di conseguenza un incremento della popolazione,
un maggior sfruttamento del terreno, il bisogno
di salvaguardare la zona dalle rotte del Po con
arginature più consistenti, l'incremento della
attività edilizia per, quanto ancora limitata
alle sole costruzioni agricole. Col passare degli
anni, le case più vecchie, vennero demolite;
altre, come il cascinale Contarino a ridosso
dell'argine del Po, furono probabilmente
abbattute per lasciare il posto agli imponenti
lavori (poi abbandonati) per il taglio - detto
Contarino - che avrebbe dovuto convogliare in
modo più razionale le acque del Po Grande nel
ramo del Po d'Ariano, ora Po di Goro.
Altre case
rimasero e vennero successivamente ampliate e
rimodernate. Nuovi edifìci si aggiunsero a
quelli già esistenti dopo le opere di bonifica
del '500, dando una solida configurazione alla
struttura del paese, per cui si può affermare
che il centro ha almeno 400 anni di vita ed è
chiamato col nome di serravalle, mentre il borgo
di Ponte Giglioli avrebbe svolto un ruolo
subordinato, gravitando per gran parte ancora
verso il centro di Ariano e tenendosi in contatto
con quello di Santa Maria.
Più popolato,
servito da strade e vicino agli antichissimi
borghi della Trombona, Serravalle aveva il suo
centro religioso già alla fine del 1500 nel
sacro edifìcio costruito per volontà del conte
Alessandro Giglioli, il quale aveva terreni e
diritti di "decima" su una vasta zona
che lo vedeva diretto dirimpettaio dei Contarini.
Un certo antagonismo deve esserci stato, come
sempre fra ferraresi e veneziani, e deve aver
portato il Giglioli all'iniziativa della
costruzione del tempio che avrebbe garantito agli
abitanti del luogo una sicura vita religiosa,
nonché un legame di riconoscenza alla nobile
famiglia ferrarese.
È da dire che,
solo con l'erezione del tempio, Serravalle
diventa un centro di più vasti ed organici
interessi, e ci sembra ormai fin troppo scontato
affermare che esso rispecchia pienamente il
tipico caso del villaggio ferrarese; alcune
possessioni con cortili rustici ed edifìci
relativi, chiesa che sorge al centro del
villaggio su una zona più alta, ampio sagrato,
stradoni che collegano il centro alle possessioni
e al Po. Nel 1639 papa Urbano Vili, per
sollecitazione dei Giglioli, elevò ad abbazia la
chiesa, ma è solo nel 1858, dopo lunghissime
trattative, che il tempio si vede riconosciuta la
dignità di parrocchia abbaziale. L'oratorio
della famiglia Giglioli, adiacente alla villa, è
sempre stato privato, e venne solo di rado usato
dai cappellani e dagli abati-parroci in occasione
e circostanze del tutto particolari, come vedremo
più avanti nella parte seconda.
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