
Le
origini del nome "Serravalle" e notizie
storiche circa la nascita e l'ubicazione del
paese
Fra le
documentazioni scritte o cartografiche consultate
e studiate, si trovano varie notazioni, alcune
chiaramente trasposte in lingua italiana dal
dialetto: saravale oppure saravalle, poi
seravalle. A partire dalla fine del 1700 e
decisamente per tutto l'Ottocento (tranne qualche
sporadico caso in cui è possibile ritrovare
ancora la notazione seraval[l]le), e fino ai
nostri giorni, si trova la denominazione
serravalle. Ma la dialettizzazione del nome la si
ritrova anche in altri documenti, redatti in
lingua latina, e riferentisi alla vita religiosa
del paese; si parte, in questi casi, da saravalis
e saravallis, per arrivare ai più recenti
seravallis e serravallis.
Cercheremo ora di
considerare la parte di territorio ove ebbe modo
di ubicarsi il nostro paese. In tempi assai
antichi la zona doveva essere ricoperta da una
folta vegetazione, sparita progressivamente con
gli insediamenti umani e con le grandi rotte del
Po, che diedero origine al corso d'acqua lungo
l'attuale tracciato. A fronte erano le paludose
zone delle valli, separate dal primo territorio
da vari corsi d'acqua, più importante fra tutti
- come abbiamo più volte detto - il Canal Bianco
che addirittura alcuni studiosi vorrebbero
identificare in un vecchio e morto ramo del Po. A
proposito delle valli, ecco come le descrive
l'Aducco, nel suo libro Le bonifiche nel
ferrarese, Ferrara, 1898, p. 27:
"Le valli
erano valli "dolci", o meglio dette
"valli da canna" poiché le loro acque
non veramente salse permettevano alla canna
palustre di coprire per un certo periodo
dell'anno quelle immense distese".
In quelle zone
trovavano l'ambiente ideale di vita moltissime
specie di animali ed uccelli selvatici, e nelle
parti boscose anche i cinghiali, di cui gli
ultimi esemplari sono definitivamente scomparsi
con la successiva bonificazione del territorio
vallivo.
Il ricordo di una
tradizione orale antica e forse anche storpiata
dal susseguirsi delle generazioni, delle
abitudini e dei costumi, deve aver suggerito al
Malandri, primo abate-parroco di Serravalle, la
seguente annotazione nel suo Inventario del 1879,
di cui avremo modo di interessarci nel corso di
questo lavoro C):
"Non esistono
documenti dai quali rilevare l'epoca di sua [della
chiesa] fondazione, ma da alcuni dati si poteva
congetturare che ascendesse fino al 1500, mentre
si vuole che lo stesso Ariosto e Tasso qui si
portassero alla caccia dei Cinghiali".
Con ogni
probabilità il Malandri avrà citato l'Ariosto
presumendo che la tenuta "Ariosta" (ancora
oggi esistente) fosse stata di proprietà della
famiglia Ariosto o fosse stata chiamata così per
avervi ospitato il grande letterato. Tuttavia
l'abate-parroco non aveva elementi per citare la
presenza dello stesso Tasso, anche se è chiaro
che i due personaggi avrebbero potuto recarsi
alla caccia nel serravallese perché invitativi
da qualche nobile famiglia. Documenti che
attestino la sicura presenza a Serravalle
dell'Ariosto e del Tasso non esistono e,
pertanto, la citazione del Malandri deve essere
intesa come conferma scritta di una credenza
popolare, quasi vanto per il paese per aver
espirato così grandi personaggi, e attestazione,
a dir il vero un po' ingenua, dell'antichità, già
di per sé certa, della chiesa e, perciò, del
paese.
Molti luoghi
antichi oggigiorno non esistono più: avrebbero
potuto informarci della vita e delle condizioni
del territorio in anni molto lontani. Altri,
invece, conservano le antiche denominazioni (Giocola,
Livello, Crepalda, Grandi, Bottega, Ghetto,
Griffa, ecc.) e sono proprio loro che ci parlano
con la loro storia della formazione del nostro
paese. Una parte assai consistente delle
possessioni che vanno dalla Pedagna-Grandi a
Ponte Giglioli, è di origine assai antica.
Soggetti alla giurisdizione della parrocchia di
Ariano Polesine fin da epoca remotissima, questi
territori erano sottoposti "a livello",
e dati in utilità a varie famiglie. È stata
questa, in effetti, una delle (prime zone ad
essere abitata, dissodata e resa coltivabile. Nei
vari documenti ritrovati in special modo presso
l'archivio della chiesa di Ariano Polesine, di
cui si parlerà estesamente nel capitolo dedicato
alla "decima abbaziale", si cita sempre
il luogo della possessione, e subito dopo si
aggiunge che esso è posto "in Villa
Saravalis" o "in luogo detto Seravalle";
e poiché i primi atti di quell'archivio relativi
all'argomento datano a partire dagli anni a metà
del secolo XVII, ciò viene a confermare il fatto
che diversi nuclei abitati, posti non più in
zona di Ponte Giglioli, ma verso l'attuale
centro, concorrevano a trame la denominazione di
"villa" cioè di piccolo agglomerato
urbano, sorto quasi casualmente e per necessità
pratiche. Di qualche anno anteriore è anche la
bolla di papa Urbano Vili (1639) con la quale si
conferisce il titolo di abbazia alla chiesa o
oratorio posto in "villa Seravallis".
Ed ancor prima si ritrova il verbale della S.
Visita pastorale del 9/9/1603 in cui si descrive
l'oratorio di Serravalle, costruito qualche anno
prima dal conte Alessandro Giglioli su terreno di
proprietà della sua famiglia.
Come
e dove ha avuti i suoi inizi il primitivo borgo
serravallese? Oggi ben si sa che l'uomo prese
possesso di quel territorio denominato pianura
ferrarese cominciando dai dossi fluviali che
facevano da argine alle paludi vallive; non solo,
ma si insediò pure su quei lidi sabbiosi che con
il tempo si erano formati fra il mare e nelle
lagune
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