
INQUADRAMENTO STORICO-AMMINISTRATIVO
Un
particolare da notare è il fatto che
l'ordinamento di cui sopra continuò ad esistere
anche alla data del 30 gennaio 1801, epoca in cui
fu costituita la Repubblica Cisalpina - dopo il
breve intervallo (22 maggio 1799 / 20 gennaio
1801) di reggenza del governo austriaco. Proprio
in questo periodo cominciò a serpeggiare un
diffuso malcontento fra la gente a causa delle
grandi, spropositate contribuzioni cui erano
sottoposti i cittadini. Quando sembrò ormai
imminente la calata dei Tedeschi, comandati da Mèlas,
il malcontento sfociò in aperta e incontenibile
ribellione. Già ad Ariano (31/3/1799) gli "insorgenti",
come vennero chiamati i rivoltosi, non esitarono
a sfidare il potere costituito, in parte guidati
da Valeriane Chiarati, mugnaio di Cologna. Ma fu
un inutile sacrificio. Ogni torbido, ogni
complotto smascherato, ogni sospetto fondato o
infondato che fosse, fu occasione di spieiate e
feroci repressioni. Per consolidare il potere e
la "calma" ritrovata si imposero taglie
assai gravose, soprattutto ai benestanti C0).
Il Regno Italico successe, quindi, alla
Repubblica Cisalpina sotto lo scettro di
Napoleone, che promulgò un nuovo riordinamento
del territorio definendo le attribuzioni delle
magistrature. Il riconoscimento di una certa
autonomia locale lo si ha con il "Decreto 8
giugno 1805 sull'amministrazione pubblica e sul
comparto territoriale del Regno" col quale
si stabiliva che nei comuni vi fosse un consiglio
eletto della popolazione ed una municipalità
scelta fra i cittadini del comune e composta
numericamente in modo vario secondo l'entità
della popolazione. Berra e Serravalle formavano
un comune a parte nel Cantone di Codigoro.
"Nel
1809, nei disordini delle varie guerre, parecchi
paesi del Ferrarese e del Basso Veneto si
ammutinarono e si formò un vero brigantaggio che
scorazzava qua e là imponendo taglie e
commettendo saccheggi. Parte
di questo brigantaggio faceva quartiere a Papozze
e parte a Taglio di Po, diretto da capi di fama
criminosa; questi briganti tentarono di prendere
Mesola, ma l'intervento energico di quegli
abitano sventò il terribile eccidio e i briganti
si sfogarono su Massenzatica rovinando ed
incendiando case e cascinali".
Nel
giugno del 1815, sul campo di Waterloo, si
spegneva per sempre l'astro napoleonico. Iniziò
così l'età della Restaurazione, compresa fra il
1815 e il 1830, la cui peculiare caratteristica
fu il tentativo dei governi assoluti e delle
aristocrazie di riaffermare i princìpi etici e
politici offuscati e travolti dalla rivoluzione
francese e dallo stesso Napoleone. Il Congresso
di Vienna stabilì pertanto il ritorno della
penisola italica agli antichi regimi, ad
eccezione delle repubbliche di Venezia e di
Genova, e ciò a favore dell'Austria che, per
bocca del suo ministro Metternich, considerava
l'Italia una pura "espressione geografica".
Lo
stato pontificio in base alla sistemazione data
dal Congresso perdeva il territorio di Avignone,
"conservava i suoi confini tradizionali e
riconosceva all'Austria il diritto di tenere
guarnigioni nelle cittadelle di Ferrara e di
Comacchio".
Il
governo provvisorio d'Austria abolì con un
decreto datato 19 febbraio 1814 la Costituzione
dell'8 giugno 1805 ed in Copparo si provvide a
concentrare tutti i comuni del territorio. La
restaurazione formale del governo pontificio vide
salire alla ribalta il cardinale segretario di
stato Consalvi; da un suo editto del 26/11/1817
è possibile rilevare come in quell'epoca
Cologna, con Berra e Serravalle, contasse in
tutto 1909 abitanti.
Erano
le nostre, zone ancora in gran parte arretrate
nonostante lo stato pontificio avesse tentato più
volte interventi per la redenzione economica e
spirituale. Moltissimi ettari di terreno erano
ancora incolti, e ben a poco valse il "motu
proprio" di papa Pio VII che, nel 1817,
modificava le circoscrizioni idrauliche di tutto
lo stato della Chiesa: ma
l'anomala situazione idraulica del territorio
ferrarese orientale non invogliava certamente a
nuovi insediamenti o all'incremento di quelli già
esistenti. Aggiungavisi inoltre la grande
arretratezza culturale e la mancanza pressocché
totale di vie di comunicazione facili ed agevoli
e si capisce subito come tutto questo influisse
negativamente pure sullo sviluppo demografico. Ciò
nonostante, una certa coscienza politica e il
desiderio di raggiungere una duratura stabilità
economica e, non ultima, la libertà (necessità
questa resa più impellente dopo i processi di
Rubiera e le condanne del Rivarola), portarono
all'insurrezione del febbraio 1831 nell'Italia
centrale. Dopo Bologna e Ferrara, senza alcun
spargimento di sangue i fermenti divennero realtà
pure in Copparo dove apparvero fin dal 9 febbraio
coccarde e bandiere tricolori. Ma l'intervento
armato dell'Austria poneva fine a questo primo
tentativo di redenzione, troncando sul nascere
ogni generosa e spontanea iniziativa. Per ordine
del Generale di Frimont, il Maresciallo di
Bentheim occupava il 6 marzo Ferrara e
ristabiliva il governo di Gregorio XVI.
Dopo
l'elezione al soglio di Pietro di papa Pio IX (giugno
1846) e le sue prime concessioni riformatrici,
sembrò che la soluzione del problema italiano
potesse ricercarsi nella politica dei moderati
neoguelfi e monarchici. Infatti, cautamente,
anche il granduca di Toscana e lo stesso re
sabaudo Carlo Alberto avevano tentato di
arginare, con alcune concessioni, le
dimostrazioni popolari di malcontento e l'ormai
inarrestabile insorgente crisi sociale derivante
dalle frequenti prese di posizione di una
opinione pubblica sempre più attenta ai princìpi
liberali e pronta a chiedere, anche con la forza,
concrete riforme amministrative e politiche.
Il
Metternich nel luglio del '47, visto che la
situazione stava per sfuggirgli di mano, tentò
un gesto di forza per intimorire i liberali, ed
occupò la cittadella di Ferrara con un reparto
austriaco. Nell'agosto l'occupazione si estese a
tutta la città. Il Papa protestò energicamente;
e con lui Carlo Alberto e gli stessi Inglesi per
bocca del Palmerston. Così l'Austria si convinse
che in un clima talmente arroventato era
giocoforza limitarsi alla sola occupazione della
città di Ferrara. Ma i germi della rivolta
ebbero modo di svilupparsi; il desiderio
dell'indipendenza e della libertà, la coscienza
dei loro inalienabili diritti poneva le masse
pronte a recepire le grandi idee, sfociate nel
generale corso rivoluzionario del 1848.
Ma
le condizioni generali di paesi come Serravalle
posti a grandi distanze dai grossi centri, e
privi di adeguati servizi, rendevano oltremodo
precaria la situazione in campo sociale ed
economico dell'intera popolazione. Alla grande
arretratezza culturale s'aggiungevano anche la
precarietà del servizio sanitario, le scarse
conoscenze delle norme igieniche, abitazioni
malsane, un'alimentazione inadeguata. Nell'estate
del 1855 scoppia il colèra. Nel solo territorio
del Governo di Copparo i decessi presto salgono a
610. A Serravalle si limitano al numero di 11,
dal 3 agosto al 27 ottobre.
Nel
1859 la seconda guerra d'indipendenza portò alla
formazione del Regno d'Italia, ma non senza lotte
e contributo altissimo di sangue. La pace di
Villafranca (11/7/1859) interruppe la vittoriosa
campagna per la liberazione del Veneto dal
dominio austriaco e rese oltremodo precaria la
situazione di gran parte dell'Italia centrale,
lasciata in balla degli insorti, cioè di quei
patrioti che si erano levati al grido di libertà
allo scoppio della guerra contro gli austriaci,
cacciando i sovrani dai ducati di Parma e
Piacenza, Modena e dal Granducato di Toscana.
Poco
dopo il 9 giugno 1859 insorgevano pure le
popolazioni delle legazioni pontificie di Bologna
e Ferrara: i Governi Provvisori costituitisi
negli ex ducati e nelle ex legazioni rivolsero al
Cavour e al re Vittorio Emanuele un appello per
far conoscere le loro intenzioni di annessione al
Regno d'Italia. Prese la guida dei ducati Luigi
Carlo Farini che presentò al re Vittorio
Emanuele l'atto di sottomissione dell'Emilia al
Piemonte, a Torino, il 18 marzo 1860 in base alle
risultanze dei plebisciti con i quali le
popolazioni avevano espresso la volontà della
annessione. Contemporaneamente Nizza e la Savoia
passavano alla Francia.
Il
27 dicembre 1859 il dittatore Farini aveva
proceduto al riordino delle circoscrizioni
amministrative emiliane. Tutte le frazioni
indicate nell'Editto del cardinal Consalvi furono
riunite in un unico comune con sede in Copparo,
ferme restando le quattro delegazioni di Copparo,
Sabbioncello, Guarda, Cologna (cui vennero
annesse Berra e Serravalle).
E
dopo neppure un anno dalla data del decreto 27/12/1859
del Farini, dodici frazioni del Comune di Copparo
indirizzarono al re le domande per essere
costituite in tre distinti comuni. Su tali
domande il Consiglio provinciale, riunito in
seduta il giorno 16 ottobre 1860, espresse parere
favorevole. Il Ministero competente ritornò le
domande alla Prefettura ferrarese perché le
facesse approvare dal Consiglio comunale di
Copparo, il quale il 27 giugno e il 9 luglio 1862
espresse a sua volta parere favorevole alla
costituzione in tre distinti comuni delle dodici
frazioni (con 11 voti favorevoli e 4 contrari per
la costituzione del Comune di Berra con le
frazioni di Serravalle e Cologna - si veda al
proposito anche la deliberazione definitiva del
21 marzo 1884).
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