
I
POSSEDIMENTI DELLA FAMIGLIA GIGLIOLI
A metà del secolo
XV, quando i Giglioli, e più propriamente il già
citato Giacomo, vennero investiti della contea di
Serravalle, costruirono nel luogo ove ancora oggi
esiste la villa in località Ponte Giglioli, una
dimora a forma di torre. I rapporti fra la sponda
ferrarese e quella veneta, in particolare col
borgo di Santa Maria in Punta detta anche del
Traghetto, erano frequenti e attorno al maniero
si formò un piccolissimo agglomerato di capanne
e tuguri. Il luogo ove venne eretta la torre e la
residenza vera e propria era una piccola oasi in
mezzo alle paludi, alimentate dalle continue
rotte del Po. I terreni comunque fertili venivano
dissodati e sistematicamente coltivati; quelli di
valle erano oggetto di particolari attenzioni e,
almeno la parte a ridosso del Canal Bianco, venne
bonificata permettendo così ai coloni una
residenza umanamente più confortevole. I Conti
stessi provvidero a far erigere diversi fienili e
casali, attorno ai quali, in seguito, si
formarono i tanti borghi di cui è costellata la
nostra zona. Anzi, questa nobile famiglia rialzò
parte delle arginature del Po di Goro, dirimpetto
alle quali s'apriva e s'apre tuttora il grande
parco della loro residenza serravallese ed il
piccolo oratorio. Nel 1598, quando il ducato
ferrarese passò allo Stato della Chiesa, i
rappresentanti della famiglia Giglioli
preferirono abbandonare Ferrara ritirandosi nella
villa di Serravalle che arricchirono di mobili,
suppellettili ed affreschi, questi ultimi
purtroppo perduti negli anni successivi a causa
di modifiche delle strutture murarie.
La famiglia
Giglioli come si è detto possedeva in Serravalle
vasti appezzamenti di terreno, parte dei quali
seminativi, altri prativi, altri ancora vallivi.
La maggior parte di essi, nonché un diritto di
"decima", erano stati concessi a tale
famiglia in "enfiteusi" dalla antica
abbazia di Gavello. Lo si deduce dall'esame degli
"Instrumenti" delle investiture, e
particolarmente da quella concessa al nobile
Giovanni Maria Giglioli il 3 Gennaio 1511 con
rogito del notaio Girolamo Ziponari. Parimenti
significativa è l'investitura concessa al conte
Alessandro Giglioli del fu Ottaviano, il 3
novembre 1605 (rogito del notaio Gaspare Rasori).
Sul finire del
secolo XVI, il conte Alessandro Giglioli eresse
in Serravalle una chiesa che pose sotto il
patronato della sua famiglia, dotandola di varie
rendite a titolo di "legato" o benefìcio
(testamento di Alessandro Giglioli del 21/3/1602).
In più col suo "codicillo" a rogito
del notaio Casellati in data 11 marzo 1606,
cedeva alla chiesa di Serravalle una metà della
decima, che gli era pervenuta dalla già citata
abbazia di Gavello, di cui più ampiamente si
parlerà in un apposito capitolo.
Nel 1639 papa
Urbano VIII elevò ad abbazia la chiesa di
Serravalle riconoscendo alla famiglia Giglioli il
diritto di giuspatronato e quindi la nomina degli
abati. Le rendite relative al Beneficio furono
godute dai singoli abati investiti nel possesso.
In complesso i
territori posseduti dalla nobile famiglia
ferrarese erano assai estesi e, come riporta il
Malagù, confinavano con quelli dei nobili veneti
Contarini, che godevano di vari feudi nel
ferrarese. Col passare degli anni i Giglioli
vendettero parte dei loro terreni e alla data del
2 dicembre 1891 dalla Stima della decima
abbaziale fatta dall'ing. Cugini di Ferrara
risulta che essi erano proprietari di poco
più di un ettaro soggetto a decima (fondo "Benissimo",
orto "Benissimo" e "Andrione"),
mentre non erano soggette a decima le altre
notevoli parti di svariate decine di ettari,
poste nei pressi della località Ponte Giglioli e
di fronte al passo per S. Maria in Punta (tenuta
detta "La Giocola": si veda in
proposito anche più avanti).
La villa, s'è
detto, subì varie modifiche. Ai primi del 1800
la torre venne demolita quasi per intero e ad
essa si sostituì la cimasa sul fronte di chiaro
stile neoclassico. Alle finestre ed ai portali
d'ingresso furono apposti i frontini, aggiunte le
scale. C'era anche un piccolo colonnato che
sorreggeva il balcone a nord, ma esso poi
scomparve, così come risulta da una pittura al
piano nobile di Rosa Giglioli.
Il pittore
ferrarese Francesco Migliari (1795/1851) decorò
nel 1825 molti dei soffitti; altre sale della
villa furono decorate a metà dell'Ottocento
della stessa Rosa Giglioli la quale provvide
anche a collocare all'interno varie sue tele. I
mobili sono in prevalenza di chiaro
stile veneziano d'epoca settecentesca: molti
d'essi furono acquistati dal conte Arturo (1872/1948),
il quale volle sistemare in modo adeguato questa
dimora della sua famiglia. Nel parco della villa
si erge, con il portale ad ovest, il
piccolo oratorio dedicato alla Madonna Assunta,
che pare sia stato eretto fin dalla metà del sec.
XVIII. La costruzione, provvista pure di un
piccolo campanile, imita assai bene lo stile
romanico. L'interno è decorato a tempera e sul
soffitto è una tela rappresentante la Madonna
Assunta fra la gloria degli angeli e dei santi.
Nell'interno sono sepolti molti dei Giglioli ed
anche Ermanno Maffei-Giglioli, morto
giovanissimo, nipote del conte Arturo il quale,
nel 1947, a ricordo, vi fece accomodare una
balaustra ed un altare cinquecentesco,
ottimamente intarsiato di marmi, provenienti
dalla villa veneta dei Grimaldi del Terraglie.
Sopra l'altare sono tre statue: una Madonna con
Bambino, san Lorenzo ed altro Santo, che il Malagù
nel suo recente volume attribuisce alla scuola
veneta del sec. XVI. Dietro l'altare si trova una
mensola con due putti marmorei in pessimo stato.
Giunti a questo
punto non resta che fare alcune osservazioni a
quanto affermato dal Malagù. Nella sua Guida
del Ferrarese (p. 196) delinea una critica
essenzialmente negativa delle decorazioni interne
della villa Giglioli, eseguite a metà
dell'Ottocento dal Migliari. Poi, rivaluta il
pittore ferrarese ed i suoi dipinti nell'altro
volume più volte citato Ville e Delizie del
Ferrarese (p. 69). L'opposta valutazione dei
medesimi dipinti favorisce la confusione delle
idee per cui il consiglio migliore che si può
dare al lettore è quello d'invitarlo a visitare
la villa.
Per quanto
riguarda l'oratorio Giglioli, l'Autore nella sua Guida
lo identifica come chiesa parrocchiale di
Serravalle fino al Seicento. Ma la chiesetta -
oratorio privato - non poteva mai essere chiesa
parroc- chiale! E poi, come si vedrà più
avanti, Serravalle ebbe istituita la propria
chiesa abbaziale in parrocchia nel 1858. Si tenga
presente, inoltre, che la chiesa di Serravalle,
divenuta abbazia nel 1639, esisteva nell'attuale
luogo ove sorge la chiesa presente, e perciò non
in località ponte Giglioli. Infine, il piccolo
oratorio Giglioli viene riportato nell'altro
libro Ville e Delizie del ferrarese come
eretto nel secolo XIX, mentre nella Guida
afferma che la sua costruzione risale al medioevo.
Un simile equivoco non è spiegabile. Tanto più
che la stessa realtà non è riconducibile a due
profili cronologicamente e strutturalmente così
distanti.
La famiglia
Giglioli fu proprietaria di terreni e case anche
in altri luoghi del ferrarese e del veneto.
A titolo di
curiosità dirò che i Giglioli furono patroni
anche della chiesa di Zocca, dedicata
all'Assunzione di Maria Santissima.
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