
DON
FRANCESCO MIGLIORATI
Biografia
Figlio di Andrea
Migliorati e di Barbara Morandi, Francesco nasce
il 27 luglio 1923 a San Gervasio (Brescia). Fin
da bambino, come gli altri fratelli, vive - per
così dire - all'ombra del campanile. Il padre,
infatti, è sacrista nel paese nativo, e svolgerà
lo stesso mestiere nella parrocchia cittadina di
S.Agata e nella chiesa di San Giuseppe. Prima
della frequenza scolastica, ogni giorno Francesco
e i suoi fratelli, servono all'altare come
chierichetti, e non mancano di aiutare il padre
nella pulizia e nella custodia delle due chiese.
La grande passione
di Francesco durante il tempo libero è il calcio:
adolescente, è ingaggiato nel "pulcini"
della squadra del Brescia. Ciò, tuttavia, non
gli impedisce di coltivare anche l' interesse che
nutre per la musica e, per un certo tempo, si
dedica con entusiasmo allo studio del violino e
del mandolino. Nell' ambiente parrocchiale e di
oratorio compie esperienze determinanti per la
sua vita. Entra nell' Associazione "Fanciulli
Cattolici", poi - adolescente e giovane -
nella G.I.A.C. (Gioventù Italiana di Azione
Cattolica). Nell' anteguerra, la parrocchia di
Sant' Agata di Brescia vive un momento di grande
fervore e di notevole impegno grazie alla attiva
vivacità del curato don Giovanni Scaglia e dell'
animatore Mario Danesi, che diverrà sacerdote e
porterà il suo impegno nella terra brasiliana.
L'esuberanza di
Francesco Migliorati trova, dunque, un fertile
ambiente ove innestarsi e radicarsi. E' proprio
questo il periodo in cui egli diviene delegato
Aspiranti, fa parte del gruppo "Giovani all'
Altare", è incaricato stampa e visita con
particolare zelo (unitamente ad alcuni amici) gli
ammalati del sanatorio "S.Antonino".
Giunge, intanto, la II Guerra Mondiale. Inviato
in Iugoslavia con il corpo militare di
occupazione, viene fatto prigioniero dai Tedeschi
dopo l' 8 settembre 1943, a Sebenico. La prova
tremenda della prigionia è testimoniata dal Diario
steso su un kontobuch e su un quaderno (diario
che incomincia proprio in data 8 settembre 1943 e
termina con l'ottobre 1944, con l' aggiunta di
parole di gioia nell' aprile 1945 e un inno di
riconoscenza alla madre ed ai fratelli). Al
ritorno dalla prigionia in Germania, trova un
lavoro ma "la chiamata alla vocazione
sacerdotale, che nei tragici giorni del lager si
era proposta con chiarezza, gli fa pensare agli
studi. Accetta l'impegno di assistente ai giovani
del Convitto Luzzago, per poter usufruire dell'
insegnamento scolastico".
Partecipa
attivamente ai Comitati Civici, soprattutto in
occasione delle elezioni politiche del 1948 e,
nel settembre di quell'anno, è a Roma con i 200.000
giovani che celebrano l' 80° di fondazione dell'
Azione Cattolica Maschile. Dal 1946 al 1949,
Francesco vive un intenso periodo di fervoroso
impegno cristiano: "Preghiera-Azione-Sacrificio"
è il programma che l' A.C.I. propone ai giovani
e Migliorati non manca di impegnarsi nella vita
spirituale seguendo corsi di esercizi spirituali
a Triuggio e ritiri in diocesi, usufruendo con
assiduità della direzione spirituale. Entra a
far parte, pure, degli "Operai del Getsemani",
una associazione laicale (fondata ed animata da
Luigi Gedda e da Carlo Carretto) che si propone
di vivere nel mondo la consacrazione secondo la
spiritualità del Getsemani. Ritiri ed incontri
si tengono a Casale Corte Cerro (Novara), mentre
tra gli aderenti circola la rivista "Getsemani".
Ma la vocazione sacerdotale lo chiama.
Nell'autunno del 1949 egli lascia la famiglia: la
provvidenza lo indirizza al seminario di Ravenna
dove, compiuti gli studi, riceve l' ordinazione
sacerdotale, a 32 anni, il 4 giugno 1955
dall'arcivescovo mons. Egidio Negrin. Svolge la
sua prima missione pastorale a Mezzano (Ravenna)
ove è inviato il 2 luglio 1955 come vicario
cooperatore. Con il medesimo incarico è
trasferito a Serravalle (in provincia di Ferrara).
Qui, l'abate-parroco don Giuseppe Fabbri,
presente dal 1950, riceve nella primavera del
1958 la nomina a direttore Spirituale del
Seminario ravennate. Don Migliorati gli subentra
ufficialmente il 4 ottobre: data singolare perché
il paese celebra contemporaneamente la festa
patronale, quella per l'ingresso del nuovo abate-parroco,
ed anche la ricorrenza onomastica del sacerdote,
per non dimenticare, da ultimo, che il 1958, per
la parrocchia serravallese, è l'anno in cui si
ricorda il centenario dell'erezione della chiesa
alla dignità di parrocchia dopo secoli di
dipendenza da Ariano Polesine (Rovigo), Santa
Maria in Punta (Rovigo), Papozze (Rovigo)
e Cologna (Ferrara).
Il fervore
pastorale di don Migliorati non conosce soste e
si esplica sulla scia di quello, indubbiamente
efficacissimo, del suo predecessore. Particolare
attenzione egli pone all' Azione Cattolica
maschile e femminile, all' oratorio, all'Asilo
Infantile "Minghetti", alle attività
del catechismo e del piccolo clero. Gli anni dal
1958 al 1962 sono di grande attenzione anche per
le infrastrutture parrocchiali: restauri alla
chiesa, al campanile, alla canonica, all'Asilo (che
nel 1963 celebra in forma solenne la ricorrenza
del 50° anniversario di fondazione), lavori alle
sedi delle Associazioni cattoliche e all'
oratorio. Il 16 maggio 1966 la Santa Sede decreta
il passaggio delle parrocchie della cosiddetta Pentapoli
(Ambrogio, Berra, Coccanile, Cologna, Serravalle,
Sant'Apollinare in Dossetti e Contane, poste a
ridosso del fiume Po e nella Bassa Ferrarese) con
il loro clero, alla diocesi di Ferrara. Il 19
giugno 1966 S.E.Mons.Natale Mosconi, arcivescovo
di Ferrara, incontra per la prima volta la
comunità parrocchiale di Serravalle. L' anno
successivo, don Migliorati è chiamato a divenire
Arciprete e Vicario foraneo di Coccanile, ove fa
l' ingresso ufficiale l'11 giugno. Qui egli
profonde, fino all' ultimo, le sue energie di
uomo e di sacerdote. Subito l'attenzione viene
posta ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti,
all'associazionismo, al piccolo clero.Anche a
Coccanile egli attua un ministero pastorale
intriso di impegno e di tanta generosità,
nell'incontro costante con la gente, specie con i
più bisognosi e con i più lontani. Già in
Serravalle aveva manifestato più volte segni di
sofferenza e di dolore; le privazioni e i
patimenti della prigionia hanno certo provocato
danni al suo fisico, e i disturbi che lamenta da
tempo ne sono una probabile conseguenza, forse la
causa non ultima dell' improvviso decesso.
L'estrema
riservatezza che lo contraddistingue fa sì che
don Francesco sappia celare non solo le
sofferenze che lo tormentano ma anche quelle che
talvolta egli si procura, per la santificazione
sua e delle anime affidategli, con l' uso di un
cilicio da lui stesso costruito e custodito in
gran segreto. La mattina del 13 marzo 1972, a
soli 48 anni, la morte lo coglie mentre si
appresta a celebrare la Santa Messa dando pieno
significato alla frase biblica del libro della
Sapienza: "Dio l'ha provato, l'ha saggiato
come oro nel crogiuolo e l'ha gradito come un
olocausto".
Come ha rilevato
Mons.Natale Mosconi nell'omelia funebre il suo
ricordo di vita resta in noi e per noi: una vita
sacerdotale autentica, preparata dalla Grazia,
dalle prove, dall' impegno di risposta. Nel
1995, per interessamento dell'Abate-parroco Don
Michelangelo Sandri viene pubblicato il Diario di
prigionia, opera curata da Giovanni Raminelli.
Nel libro figurano numerose testimonianze sulla
figura e sulle opere di Don Migliorati.
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