Siamo bombardati ogni giorno
da notizie di cronaca nera attraverso l'etere e la carta stampata.
Qualcuno pensa che nei tempi andati le cose filassero lisce e che vi
fosse una minor propensione a delinquere a causa di una più stretta
morsa morale. Niente di più falso. Fatti criminosi e di sangue
avvenivano nei secoli andati e molti di questi non venivano neppur
puniti. E' quello che assai probabilmente è successo, al finire del
Seicento, in quel di Berra. Sul far del mattino del 30 aprile 1694 un
gruppo di briganti, che andava spacciandosi per drappello di guardie del
Legato Pontificio, prese di mira la casa di proprietà degli eredi del fu
Giuseppe Mangolini. Possedere una casa in quel tempo voleva dire godere
di un certo agio e quei loschi figuri, con l'impresa che stavano
mettendo a segno, pensavano di rapinare chissà quali beni. Forse non
sapevano che l'abitazione ospitava la vedova di Antonio Mangolini (il
figlio di Giuseppe) e i suoi quattro figli, il maggiore dei quali aveva
appena compiuto diciotto anni. Di sicuro non una situazione economica
felice. In quelle epoche, infatti, le donne che rimanevano senza marito
e con prole numerosa erano destinate a condurre una vita grama e di
stenti. Non esistevano, ovviamente, le tutele giuridiche e previdenziali
di oggi. Alle prime avvisaglie dei tentativi di scasso della porta, la
donna si gettò ad una delle finestre urlando a squarciagola. Uno dei
briganti le intimò il silenziò ma lei continuò a urlare a più non posso:
"Aiuto! Siamo assassinati!". Vista la reazione, il brigante non esitò a
spararle una archibugiata in pieno petto con l'esito fatale della morte
pressoché immediata della donna. Le urla, lo sparo e il fatto che a fine
aprile, con l'orario solare, alle cinque del mattino il chiarore
dell'alba consente di vedere distintamente cose, animali e persone,
indussero i delinquenti alla fuga. Il fatto ebbe una grande eco in tutta
la Legazione ferrarese e nei territori limitrofi. Nonostante le ricerche
e le indagini condotte con la massima solerzia di qua e di là dal Po, ai
primi di giugno ancora non si era giunti ad assicurare alla Giustizia
l'assassino e i suoi complici. Così il Cardinale Legato Giuseppe Renato
Imperiali emanò il 5 giugno un Editto che prescriveva pene assai pesanti
per chi, a conoscenza dei nomi dei briganti, non li avesse denunciati.
Nello stesso tempo il porporato prometteva un premio di ben duecento
scudi a chi fosse stato in grado di fornire notizie utili alla
identificazione dei colpevoli. Addirittura l'editto arrivava a concedere
l'impunità e il premio in denaro a quello fra i delinquenti che avesse
denunciato i compari. Come finì questa brutta storia? Non si hanno,
purtroppo, notizie al riguardo. Mi viene da immaginare però l'esito del
crimine: quattro orfani alla fame.
Per chi volesse consultare
l'editto: Archivio di Stato di Ferrara - Serie "Editti, Bandi e Rotuli"
(Busta 9, n. 2413).
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