
Carta della diocesi di Adria - anno 1788 -
Le vicende storiche del
territorio serravallese fino al 1818
dipesero, dal punto di vista religioso ed
in parte civile, dalla sua appartenenza alla diocesi d'Adria. I
legami che ci tenevano strettamente dipendenti da quelli,
giurisdizione religiosa erano così lontani che né attraverso documenti
né tantomeno a memoria d'uomo, era possibile agli storici ricostruirli
in modo organico.
In
effetti
bisognerebbe risalire alla considerazione di quel vasto territorio,
boscoso ed in parte vallivo, poco popolato che fu per centinaia di
anni in balia delle rotte del Po. Tuttavia è certo che la dipendenza
del nostro territorio da quello d'Ariano Polesine influenzò non poco i
costumi ed anche il dialetto. Quindi «ab
immemorabili» è da ritenersi l'appartenenza di Serravalle alla cura
parrocchiale di Ariano Polesine, dipendente dalla diocesi di Adria.
Molti territori compresi fra il
po
ed il Canal Bianco erano soggetti a livelli posti in
essere dalle tre confraternite del
ss.mo Sacramento, del s. Rosario e del
Carmine, erette nella chiesa parrocchiale d'Ariano Polesine. I legami
che ebbero modo di formarsi con le popolazioni dell'oltre Po portarono
con sé certamente influenze sociali, culturali e religiose; tuttavia
per gran parte di esse uno studio accurato non era intendimento
principale della stesura di questo libro. È comunque auspicabile che
in un futuro non lontano si possa riprendere il discorso per non
perdere prezioso materiale storico.
Arnaldo Speroni,
vescovo d'Adria nella seconda metà del XVIII secolo, in una sua opera
traccia nelle pagine iniziali un profilo storico del territorio
e dei confini della sua diocesi che, nel ducato ferrarese, arrivava
fino a Rero e
Cornacervina . Serravalle è menzionato al paragrafo 17 (pp
8-9) in cui si tratta succintamente della parrocchia di Ariano
Polesine:
«In castro
Adriani vulgo
ariano
Parochialis Ecclesiae
Sanctae Mariae
ad Nives cura ab
Archipresbytero
administratur cum congruo
Sacerdotum et
Clericorum numero.
Sodalitates
Laicorum sunt
plures, ibidemque
degit Conventus
Fratrum reformatorum
Sancti Francisci.
Oratorium Sancti
Basilii antiquissimum,
quod tradunt fuisse olim Pa-rochialem,
est situm ad tertium
lapidem in tumulis
Arenae pridem
a mare congestis, quod
hodie pluribus
ab eo milliaribus
recessit.
Alia
ibi Oratoria sunt
in subsidium Curae
praedictae inter
caetera duo in Portu
Gauri, nec non
Serravalle».
(traduzione)
«Nel paese d'Adriano,
detto ariano, la cura
della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Neve è esercitata
dall'Arciprete assieme ad un congrue numero
di Sacerdoti e di Chierici. Sono numerosi i sodalizi
dei laici, e nel medesimo luogo esiste il Convento dei Frati
Riformatori di San Francesco. L'Oratorio di San Basilio, assai antico,
che la tradizione vuole fosse un tempo parrocchiale, è posto a tre
miglia su dune di sabbia formate dal mare da molto tempo, che oggi si
è allontanato da esso di molte miglia. Quivi esistono altri Oratori in
aiuto alla predetta Cura, fra gli altri due a Porto di Goro e
parimenti a Serravalle».
Lo Speroni si limita a
riferire solo tali notizie. Nulla dice della nostra chiesa, che pure
nel 1639 era stata elevata al privilegio del titolo abbaziale, e dei
patroni, i conti Giglioli, i quali avevano
ricevuti in enfiteusi dall'abbazia di
Gavello vasti territori ed i cui diritti di decima furono
successivamente ceduti alla chiesa abbaziale di Serravalle; nulla
dice di questa nobile famiglia ferrarese che pure annoverava fra i
tanti titoli nobiliari anche quello di «Patrizio della Città di
Adria». Egli parla, è vero, di certo loannes
Zilioli e delle decime
spettantigli, ma non una parola è spesa
per la chiesa di Serravalle la cui storia anche in tale occasione è
tralasciata per cedere il posto alla citazione della famosa e assai
stimata cura arcipretale d'Ariano
Polesine.
Infatti, fino a tutto
il secolo XVIII, la cura d'anime venne esercitata dal parroco d'Ariano
Polesine, che mandava presso la nostra chiesa dei cappellani,
recandovisi assai di rado l'abate titolare. Aumentando il numero degli
abitanti e crescendo conseguentemente le esigenze spirituali, si
cominciò fin dal 1812 ad avviare pratiche per incamminare la chiesa di
Serravalle verso l'autonomia religiosa. Il 13/5/1812 il conte Gaetano
Giglioli e il parroco d'Ariano don Giuseppe Braga, vicario foraneo,
stipularono una convenzione per mezzo della quale si permetteva
all'abate di poter spiegare il Vangelo delle messe domenicali e
festive, l'insegnamento del catechismo ed altre pie pratiche.
Serravalle, come si è
detto, appartenne al territorio diocesano adriese fino al 1818, come
parte della parrocchia d'Ariano. Indubbiamente il cambiamento di
giurisdizione, intervenuto in quell'anno è
ascrivibile, per il nostro paese così come per gli altri soggetti ad
Adria, e si verifìcò, in concomitanza
delle mutate condizioni politiche di gran parte della penisola, ed in
particolare della zona settentrionale. L'arcivescovo Federico Maria
Molin, «nell'anno
1811 intervenne all'adunanza dei vescovi tenutasi in Parigi per ordine
di Napoleone I. Poco dopo dietro accordo del Santo Padre con S.M.
l'Imperatore Francesco I, il Po fu determinato a segnare i confini
della diocesi col suo ramo di Goro, dimodoché
le parrocchie situate sulla destra del fiume passarono a Ferrara, e
quelle situate sulla sinistra ad Adria, levate dalla Diocesi di
Ferrara e da quella di Ravenna. Bolla di Pio VII:
«De salute dominicis
gregis» 1° maggio 1818 e lettera in forma breve 19 marzo 1819.
Queste però non ebbero esecuzione che dopo la morte del
Molin in sede vacante (...). Il
Molin morì in Adria il 16 aprile 1819 e fu
sepolto nella Cattedrale» .
La diocesi di Ravenna
inglobò dunque il territorio delle parrocchie di Berra e Serravalle,
assegnando nel contempo la cura delle anime
all'arciprete di Cologna, fiorente ed antico centro a ridosso del Po
Grande, di fronte a Crespino .
All'atto del
cambiamento di giurisdizione era titolare l'abate Angelo Reali.
Ma l'atto di costituzione in parrocchia
autonoma da Cologna è del 1858. Già trent'anni prima si prospettava
l'ipotesi di una possibile erezione in parrocchia abbaziale.
È
infatti del 1° dicembre 1821 la lettera che qui si trascrive
integralmente , con la quale si da notizia al vescovo d'Adria che il
ritardo per l'esecuzione del decreto di erezione era dovuto a pratiche
burocratiche e a trattative con i patroni Giglioli e l'allora titolare
del benefìcio:
«Al
Vescovo di Adria
Ill.mo
e Rev.mo Monsignore
Se non ho merito,
certamente poi non ho colpa per il ritardo dell'esecuzione del Decreto
di Mons.r
Giuseppe Maria Peruzzi Vescovo di Vicenza
e Delegato Apostolico per l'oggetto consaputo
come dalla Venerata di V* Sig. Ill.ma, e Rev.ma
del dì 18 p.p. novembre Sig.tum n. 49.
La
siniazione delle tre Frazioni di lunghezza di dieci, e più
miglia, ed in mezzo a due altre Diocesi,
cioè Ravenna, e Comacchio mi necessitò come ne partecipai a
Mons.r Delegato, di adoprarmi perché fosse
eretto in Parrocchia l'Oratorio di
Serravalle sufficientemente capace, Benefizio semplice di
Jus patronato Laicale, e che si trova nel
mezzo di dette Frazioni.
Mi adoprai, e col
Patrono perché ne desse l'assenso, e dopo molte trattative
l'ottenni: officiai l'attuale Rettore del
Beneficio Persona idonea a sostenere i pesi di una Parrocchia, e si
prestava sotto alcune condizioni. L'incontrarsi
ora d'una ora d'un'altra difficoltà ha fatto sì che col progredire
delle trattative progredisca anche l'effettuazione di quanto io aveva
creduto bene per quella popolazione.
In questa circostanza
attenderò l'Oracolo del Santo Padre, e del risultato ne renderò inteso
il prelodato Mons. Delegato, e
V.S. Ill.ma, e
Rev.ma.
Ferrara, dall'Arcivescovale
q. to dì 1
dicembre 1821
Um.mo e Dev.mo Obbl.mo Servitore
paolo patio [o Patti] -
Avvocato»
Tuttavia, prima di
giungere all'erezione definitiva a parrocchia (11 giugno 1858),
trascorsero incredibilmente più di trent'anni!
Pratiche se ne fecero e
se ne istruirono anche nel 1847, e ancor prima dopo la morte
dell'abate Angelo Reali e la nomina (13/9/1825) fatta dall'arcivescovo
di Ravenna Codronchi del nuovo titolare
del beneficio nella persona di don Luigi
Bianchi, sacerdote comacchiese.
Con rogito dell'11
giugno 1858 l'abbazia di san Francesco d'Assisi in Serravalle
ferrarese venne eretta finalmente in
parrocchia. I patroni vollero che, oltre ai doveri di culto
ed ai diritti delle rendite, la chiesa
conservasse pure il titolo ed i privilegi della primitiva abbazia: i
Giglioli, in tal maniera, mantennero il
giustapatronato. Primo abate-parroco fu
don Angelo Malandri, nominato l'11 ottobre
1859. Oltre alle necessità spirituali, incise nel cambiamento di
giurisdizione ecclesiastica da Adria a Ravenna e l'elevazione a
parrocchia della nostra abbazia, l'intenzione del cardinal
Ruffo, arcivescovo di Ferrara, di
sopprimere i vicariati di Cervia e di Adria da secoli residenti nel
territorio ferrarese. Molte carte, riguardanti luoghi e parrocchie di
quei vicariati, furono trasportate nell'archivio di
Massafiscaglia, il più idoneo in quei
tempi a raccoglierle e conservarle . Così
in esso si sono trovate le carte più interessanti, che in un altro
capitolo di questo volume vengono citate e
descritte,
I
confini della nuova parrocchia, vastissimi a dire il vero, la
facevano una delle più estese cure d'anime della diocesi ravennate,
e, inoltre,
la sola dedicata a san Francesco d'Assisi. Il
Malandri così scrive nel suo «Inventario»;
«L'estensione
di questa parrocchia è di circa sei miglia in lunghezza e quasi di un
miglio e mezzo in larghezza. Confina superiormente con Berra con una
strada così detta galvana,
ed inferiormente con Ariano destro
(Diocesi di di
Cornacchio) in un punto detto
valline»
Una più esatta
descrizione dei confini parrocchiali la si
desume dal questionario di Sacra Visita (13/6/1954) redatto
1'11/5/1954 dall'allora abate-parroco don Giuseppe Fabbri:
[La
Parrocchia confina]: «a nord colle Parrocchie di
Papozze e di Santa Maria in Punta (Diocesi di Rovigo); ad est
colla Parrocchia di Ariano (Diocesi di Cornacchie); a sud colle
Parrocchie di Mezzogoro e di
lolanda, rispettivamente delle Diocesi di
Cornacchie e di Ferrara;
ad
ovest colle Parrocchie di Ambrogio e di Berra, della nostra
Arci-diocesi. Più esattamente: a nord: col fiume Po, col Po di Goro,
colla località Valline;
ad est collo scolo «La Botte»; a sud: collo
stradone «Rambalda-Convento-Giuseppina»,
col Canale Ippolito, collo Scolo «Ocarine», colla strada di
lolanda; ad ovest: con un tratto del Canal
Leone, col Canale Chiesotto Fulmine, colla
strada Canova».
La sua superficie si
aggira sui 45 Kmq. Fino al 1966 i confini
rimasero pressoché immutati, se si eccettuano i territori di Le
Contane - che venne eretta in parrocchia
autonoma - e Sant'Apollinare eretta pure essa in parrocchia
1'8/9/1959, staccandosi da Ambrogio.
Proposte
vennero fatte da parte di quasi tutti i
parroci al fine di rettificare i confini che risultavano essere troppo
vasti per una incisiva azione pastorale. Don Fabbri, nel documento
appena citato, così parla di tale necessità:
«I confini hanno
senz'altro bisogno di rettifica, soprattutto perché la zona confinante
con Ariano sarebbe religiosamente meglio servita dal Parroco d'Ariano
(praticamente esiste una privata
convenzione tra i due attuali Parroci pro-tempore di Serravalle e
d'Ariano, per cui le famiglie abitanti nelle località Botte,
Sfimi, Pontazzo,
Rambalda e vicinanze sono servite
religiosamente dal Parroco di Arianino);
ma essendo allo studio il progetto per la costruzione di nuove chiese,
e, successivamente, di nuovi centri religiosi, forse è opportuno
soprassedere per ora a dette rettifiche».
Le nuove chiese e i
nuovi centri religiosi sono - come si è già detto
- Le Contane e Sant'Apollinare, ma don Fabbri premeva per avere
pure una chiesa a Canova. Nel frattempo Le
Contane venne eretta in parrocchia autonoma
da Serravalle; i confini della nostra parrocchia risultarono
modificati, ed ancora oggi sono: a nord col Po (diocesi di Rovigo); a
est con la parrocchia di Ariano Ferrarese (diocesi di
Comacchio); a sud con la parrocchia di Le
Contane (diocesi di Ferrara); a ovest con la parrocchia di Berra
(diocesi di Ferrara).
Con decreto della Sacra
Congregazione Concistoriale,
prot. n. 995/46 del 19 aprile
1966 la «Pentapoli», e cioè le parrocchie di Ambrogio, Cologna,
Berra, Serravalle, Coccanile, Le Contane,
Sant'Apollinare in Dossetti dei comuni di Copparo, Berra e Jolanda di
Savoia, passarono dall'archidiocesi di Ravenna a quella di Ferrara in
ossequio al principio della equiparazione dei confini dei territori
diocesani a quelli provinciali: si eliminò così un'incongruenza
lapalissiana, non avendo la Pentapoli una continuità geografica col
resto della diocesi ravennate. L'allora abate-parroco, il rev. don
Francesco Migliorati, ricevette dalla curia arcivescovile di Ferrara,
in data 16/5/1966, la nota con la
quale si inviava copia del decreto della Santa Sede, con l'atto
esecutorio di Sua Eccellenza monsignor Natale Mosconi, arcivescovo di
Ferrara, decreto che, come si è già detto, separava la nostra
parrocchia dall'arcidiocesi di Ravenna e la univa a quella di Ferrara.
Il decreto entrò in
vigore a tutti gli effetti il 18 maggio 1966. |