Caro Direttore,
si rende necessaria la mia replica all’articolo
apparso ieri (18 agosto 2010) sul suo giornale (La Nuova Ferrara),
intervento di inaudita durezza, un attacco personale, strumentale che
mal si intona con i candidi principi rivendicati dalla signora del
rispetto dei diritti umani, di tutti anche di un semplice consigliere
eletto come il sottoscritto.
Per amore della verità devo esporre alcuni fatti e
principi, ma lo farò in maniera sintetica e schematica per non annoiare
lei caro Direttore ed i lettori.
La signora, che dovrebbe conosce il regolamento
comunale della commissione pari opportunità, sa che all’articolo 4 comma
5 dei soli 9 articoli del regolamento, si stabilisce che alla
commissione possono partecipare anche persone esterne, purché
munite di specifiche competenze e comunque solo su invito della
commissione stessa.
Per tale motivo non ho mai potuto partecipare, non
sono mai stato invitato ! Ringrazio fin da ora la signora per
l’invito a partecipare, ma vorrei ricordare, anche se dovrebbe conosce
il regolamento, che l’invito è fatto dalla commissione non da chiunque
passi di lì per caso anche se assessore, salvo, e questo è veramente
grave, la stessa signora non consideri la commissione come una cosa
propria.
Trovo fuori luogo e sgradevole leggere che la signora
mescoli la passione politica, l’impegno civico con il fatto che il tempo
dei consiglieri, di pari opportunità, non sia remunerato economicamente
in maniera adeguata. La politica mi dispiace doverlo ricordare è pura
passione senza secondi fini, o almeno questo è quello che penso io. Non
so a tal proposito cosa pensi l’assessore.
Abbandono velocemente il commento delle dichiarazioni
rilasciate dalla signora perché penso di aver ampiamente dimostrato da
un lato la pretestuosità delle stesse e dall’altro l’inadeguatezza e la
mancanza di preparazione.
Il fatto scatenante, oggetto del mio intervento, che è
una mozione già depositata per il prossimo Consiglio Comunale di
Berra, è molto semplice . Chiedo di approfondire le
motivazioni che hanno spinto molti membri ad abbandonare la
commissioni pari opportunità, abbandono avvenuto con dichiarazioni
formalizzate per iscritto e depositate agli atti.
Ne cito pedissequamente alcune. "Sperando che
questa mia critica sia di esortazione alla commissione a fare di più e
meglio" ed ancora "dovrebbe esser apolitica, cosa che soprattutto
nel comune di Berra non è stato possibile a quanto pare" e per
finire "sinceramente sono disgustata di certi
comportamenti e di alcuni elementi della commissione".
Mi chiedo a questo punto se l’assessore che era,
sempre presente come dice, non abbia ritenuto opportuno informare il
Consiglio Comunale sui problemi e forti disagi in seno alla commissione.
Ma si sia tentato di celare la cosa nascondendo le
lettere di dimissioni tra gli atti della delibera e solo quando un
semplice consigliere si permette di chiedere chiarimenti lo si tacci di
protagonismo e si tenti in ogni modo di minimizzare definendo tale
situazione come "situazione fisiologica di una commissione".
Nuovamente chiedo che una volta approfondite e capite
le motivazione il consiglio comunale si esprima, assumendosene la
responsabilità politica, in merito alla necessità di ripensare o
cambiare la commissione (normale azione di feed back dopo l’analisi).
Ribadisco, ed è chiaro dal testo delle mia mozione,
che non mi sono mai permesso di attaccare la commissione pari
opportunità ma che mi sono premurato per la stessa richiedendo
chiarimenti sulle dimissioni e sulle gravi dichiarazioni rilasciate dai
dimissionari, non invento i fatti ma cito verbali ed atti. Il fine
ultimo è quello di permettere a tutti di poter partecipare liberamente
senza condizionamento alcuno e con proficuità alla commissione.
Se poi, e mi accingo a concludere, questa legittima
richiesta di discussione tra consiglieri e di opportuna trasparenza
amministrativa per i cittadini, vuole essere impedita e boicottata, mi
preme ribadirlo, io non lo accetto. Ricordo inoltre all’assessore, che
conosce i regolamenti comunali tutti, che quando accettò l’incarico di
assessore, accetto anche gli oneri ed i doveri della carica, tra i quali
vi è il dovere di rispettare le legittime richieste di un semplice
consigliere eletto. Questa è la democrazia.
Il Consigliere Comunale - Simone Dott. Grandi