Di Marco Machesini
Da quasi cinque anni l’ attuale
consesso siede sulle poltrone del consiglio comunale di Berra. Il
sottoscritto ormai da dieci, e credo che, in virtù della comprovata
esperienza, sia mio dovere condividere alcune riflessioni.
In generale, la politica vive
una fase che rasenta il paradosso. Un ciclo in cui l’ immagine diventa
santuario dei politici e la televisione il luogo in cui succhiare il
nettare delle conoscenze e delle vicende, e dove è possibile dire tutto
e il contrario di tutto, dove il contraddittorio è valido anche quando
da contraddire non vi è assolutamente nulla. In questo scenario, è
possibile trasfigurare la verità in menzogna e la menzogna in assurda
verità, trasformare un dato in una opinione o un luogo in una fantasia.
Nasce allora la difficoltà dello spettatore televisivo.
Realtà non molto differente,
viene rappresentata sui quotidiani. Anche li è arrivato ad intrufolarsi
l’ assurdo gioco del affermare il falso e del negare il vero.
Il rispetto del lettore o dello
spettatore, è diventato oblio comune. D'altronde la moda e questa, e i
giornali e le televisioni devono seguirla.
In questo orribile scenario, si
ha la necessità di comunicare con chi vuole conoscere la realtà dei
fatti e vuole sapere dove si trova l’ orizzonte del buon senso. Questa
anatema, conduce chiunque ad una sorta di sottile senso del percepire,
perché solo la percezione può condurre a destinazione. Questo assurdo
modo di operare la comunicazione, è arrivato pure ad insinuarsi in quei
luoghi in cui la politica era da considerare chiara e concepibile: il
governo dei comuni. E mentre si può comprendere che ciò avvenga nei
grossi centri, non è facile da capire come sia possibile in quelli
piccoli. Berra è un territorio che io considero un piccolo paradiso, nel
quale sono nato e cresciuto e nel quale si è sempre riusciti a parlarsi
con onestà, rispetto e franchezza. Anche qua, come altrove, non ci si
parla più guardandosi negli occhi, ma attraverso mezzi di comunicazione
indiretti, che sfruttano l’ anonimato di internet. Mi riferisco
precisamente a contenitori di parole come i blog, nei quali vi è la
possibilità di offrire alla lettura di chiunque la propria opinione in
forma impersonale e nascondendosi dietro a nickname di fantasia. In uno
di questi blog, pur nel disorientamento dato da tanti messaggi , mi è
balzata immediatamente all’ occhio la richiesta che un cittadino ha
voluto rivolgere al consigliere comunale e capogruppo della minoranza
Stefano Grillanda. Questo cittadino, si è preso la doverosa licenza di
chiedere alcune spiegazioni. Chiedeva delucidazioni sul fatto che non
fosse mai stata formulata un minimo di proposta concreta tradotta poi in
emendamento ai documenti di bilancio, in modo da individuare una
alternativa alle proposte provenienti dalla maggioranza. Senza quel
mezzo, individuato anche nel regolamento del consiglio comunale, il
tutto rimane esclusivamente "chiacchiera da bar".
Le risposte mi hanno
onestamente disorientato. Una domanda precisa prevede una risposta
precisa.
Inutile è proporre mille cose
se contestualmente non si trova la copertura economica per realizzarle.
Sarebbe come pensare di
comprare una casa senza sapere se si ha la capacità economica per
acquistarla! Per proporre un emendamento che possa trovare riscontro
positivo,si ha il dovere di articolarlo in considerazione delle leggi
che vincolano le tenute contabili pubbliche,e,un amministratore che si
ritenga tale, deve conoscerle.
Allora, diventa spaventoso il
pensiero che può aver fatto un qualsiasi elettore che sulla scheda
elettorale abbia deciso di scrivere, ormai 5 anni fa, il nome di Stefano
Grillanda.
Si è sostenuto, in quella sede,
che la sentenza non venne fornita perché l’ istanza venne formulata da
un non ben identificato individuo. Allora, vorrei fare mia quella
richiesta.
Caro candidato Sindaco,mi
spiega perché non hai mai proposto un emendamento che trasformasse le
chiacchiere che normalmente la caratterizzano, in qualcosa che abbia una
parvenza di concretezza? E’ perché non conosce il sistema relativo alla
tenuta dei conti pubblici? E se così fosse,come può pretendere di
diventare primo cittadino?
Vorrei altresì chiederle:
perché in qualità di Presidente della Commissione alle attività
produttive non ha mai proposto nulla? E ancora: perché quella
commissione non è mai stata da lei convocata?
Ora io non mi sono nascosto
dietro un nome di fantasia e le chiedo di darmi un minimo di spiegazione
rispetto a tanto lassismo e disinteresse. E le chiedo ancora: come può
pretendere di essere primo cittadino di un comune che evidentemente non
le interessa di governare?
Il suo slogan è: "l’alternativa
c’è". Io le dico: se l’alternativa è lei, si salvi chi può.
Marchesini Marco
Consigliere Comunale
Segretario comunale PD