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Notizie dall'insolito
MISTERI E CURIOSITA'...
Corte delle Magoghe:
il punto più basso d'Italia
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La provincia di Ferrara
è una delle tre provincie italiane (le altro sono Rovigo
e Venezia) ad essere completamente pianeggiante.
In questo contesto di terreno estremamente piatto,
Ferrara detiene un record: quello della provincia con il
punto più basso d'Italia. Il luogo è detto Corte
delle Magoghe e si trova nel comune di Iolanda
di Savoia.
Secondo i rilievi dell Istituto Geografico Militare la
Corte delle Magoghe (detto in dialetto semplicemente
"Magoghe") si trova a ben 3
metri e 44 centimetri sotto il livello del mare. |
Chiesa di San Basilio (Ariano
Polesine): La colonna "miracolosa "
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Chiesa
di San Basilio: La colonna "miracolosa " 
Accanto all'abside, sulla parete di destra, in una
piccola nicchia è custodita un'antica colonnina di marmo
che sembra fosse dotatadi poteri taumaturgici. In un
documento del 23 aprile 1635 il Vescovo Germanico Montica
scrive:"In un cantone della detta Chiesa si ritrova
una mezza colonna di marmo mischio con un capitelletto
rotto, e sopra una crocetta: questa si dice essere
miracolosa per quelli che hanno dolor di capo". A
partire dal XVIII secolo la colonna sembra poi essere
stata custodita in una cripta che si trovava
probabilmente sotto all'abside, forse ricavata tra il
pavimento benedettino e quello settecentesco, o, come
testimonia il Cristi: "La colonna una volta era
situata sotto l'altare, e ad essa si accedeva per una
piccola porta dalla parte del coro, scendendo pochi
gradini [...]"Rimanendo in questo ambiente
sotterraneo, buio e umido la colonna iniziò a trasudare
una sostanza oleosa che si diceva avesse ilpotere di
ridonare il latte alle puerpere (la trasudazione è
testimoniata dal 1718 quando il Vescovo Vaira commenta
che essa"sudava olio"). Il rito a cui le madri
si sottoponevano si svolgeva perlopiù di notte: una alla
volta esse entravano nella cripta in ginocchio con una
candela accesa in mano e giunte di fronte alla colonna
scioglievano le trecce per poi strofinare su di essa i
capelli, fino a impregnarli di questa sostanza. Uscite
dalla cripta, chiedevano l'intercessione della Madonna.
Si dice che più di una volta le loro preghiere siano
state esaudite. Questo rito fu praticato fino al 1745,
anno in cui il Vescovo Soffietti, in visita pastorale
alla chiesa di S. Basilio, accortosi che la colonna aveva
perso il proprio potere, gridò allo scandalo e alla
profanazione. In quell'occasione egli trascrisse i
seguenti versi tratti da un'antica pergamena: "Transmissum
hic nobis oleum pollata negavit: causavit tantum foemina
sola malum." (Profanata, cessò dopo di fornire a
noi una sola femmina causò un male così grande) Ai
quali aggiunse un commento dai riferimenti biblici:
"Mosè il divin da un sasso aqua diffuse Provido
all'altrui sete, e donna via All'oglio, che di qui
salubre uscia, il luoco profanando il varco chiuse.
"Nonostante questi avvenimenti, fino al 1940 circa
si usava ancora cospargere la colonna con il Sacro Crisma
per poi raccoglierlo in un apposito gocciolatoio inposto
alla base della nicchia ed usarlo per le funzioni
religiose.
La chiesa di San Basilio
si trova a 13 chilometri da Serravalle.
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Chiesa di
San Basilio (Ariano Polesine): Il sarcofago
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Il
sarcofago
Davanti alla chiesa si
trova un sarcofago in pietra di epoca romana, rinvenuto
probabilmente nei dintorni. All'interno di esso sarebbero
state conservate le ossa dei paladini di Francia che,
secondo la leggenda, costruirono l'oratorio. Secondo
un'altra leggenda il sarcofago conteneva le ossa di San
Tunin, come risulterebbe da un'iscrizione ora
scomparsa. In questi luoghi è infatti ancora vivo il
toponimo "S. Antonino" ad indicare un modesto
rilievo, ovvero quel che rimane di una piccola duna.
Potrebbe trattarsi di uno dei celebri santi citati nella
Bibliotheca Sanctorum, ma più probabilmente questo
personaggio fu un uomo semplice, al servizio della povera
gente che viveva sulle dune emergenti dalle acque, morto
forse in odore di santità, i cui resti furono traslati
nel vecchio sarcofago romano insieme con altre ossa
sconosciute.
Il sarcofago di San Tunin, come viene chiamato, è citato
nella relazione della visita pastorale di Flavio Perotto
nella quale è testimoniata la presenza di una scritta
poco leggibile scolpita sull'arca: "Se v; è corpo
di' beato in quell'arca sopra il cementerio e che siano
perciò lette e registrate le lettere che non hanno
potuto ora leggere per
non aver avuto ora comodo di farle nette et le farà
recapitare a mons. Visitatore. " Nel 1603
l'iscrizione viene riportata in un documento: ..."all'esterno,
un sarcofago è addossato alla chiesa, sul cimitero, e
attraverso una spacca- tura si intravedono ossa di molti
e non di uno solo morto. " Lì sulla sommità del
tumulo, sono scolpite queste parole: "Hoc Divi
TUNINI OSSA quiescunt, frangere qui vult sicut Judas
Anathema Sepulchri". (Qui riposano le
ossa di Sant'Antonino, sia maledetto come Giuda colui che
vuole profanare il sepolcro). Questa maledizione,
probabilmente nata per evitare che si trafugassero le
ossa contenute nel sarcofago, fu trasformata in una
promessa di bene dalla tradizione popolare. La leggenda
infatti che nacque intorno alla scritta scomparsa
sostiene che su un lato del sarcofago fossero incise le
parole: "Beato chi mi volterà! " e quando
finalmente qualcuno si prese la briga di farlo, la
leggenda sostiene che sul lato opposto del sarcofago
comparvero miracolosamente le parole: "Bene facesti!
Le ossa mi dolevano! "
La chiesa di San Basilio
si trova a 13 chilometri da Serravalle.
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Santuario
della Madonna della Galvana : Il quadro che ritorna
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Non
si hanno notizie storiche precise della Madonna,
così detta, della Galvana. Questo
titolo le venne dalla località ove fu ritrovata la S.
immagine, località che anche oggi è denominata Galvana.
La tradizione vuole che l'immagine fosse ritrovata,
alcune centinaia di anni fa, dopo una rotta del Po, sopra
una pianta di sambuco, nel luogo stesso ove oggi vi è la
cappelletta. La tradizione vuole pure che la S.Immagine,
venisse portata nella chiesa di Villanova Marchesana (Ro),
ma che essa se ne ritornasse sulla pianta di sambuco, ove
fu ancora ritrovata, dimostrando così di voler essere
onorata in quel posto. Questo certamente bastò a
suscitare negli animi delle popolazioni vicine, una
grande devozione per la sacra immagine, la quale fu
collocata entro un pilastro sostituito poi da una
piccolissima celletta, costruita sul posto ove fu
ritrovata. Crescendo ognor più la devozione - e qui
abbiamo una prima data storica - nel 1812,
si stabilì di costruire una cappelletta; ma tale
progetto non fu effettuato che nel 1830.
La cappelletta edificata allora, è quella esistente
oggi, non avendo subito radicali modificazioni murarie.
La devozione profonda e sentita che il popolo nutre per
questa immagine, fa accorrere anche dai paesi limitrofi
numerosi devoti. (Da memorie conservate in Archivio
Parrocchiale di Berra)
La distanza da
Serravalle è di circa 3 chilometri.
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