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Serravalle. Come ormai noto dalle
notizie derivanti dalle fonti di informazioni nazionali, il 23
febbraio alle ore 3.00 veniva liberato, dolosamente, da una
raffineria ufficialmente chiusa nei pressi di Milano e affacciata
sul fiume Lambro una enorme quantità di gasolio e derivati che in
un primo momento veniva indicato con circa 9.000 quintali e che
poi, man mano, diminuiva fino ad arrivare a 4.000. Almeno così
dicono i giornali. Una quantità comunque rilevante e che ha interessato
da subito tutta la valle del Po in quanto il Lambro si immette nel Po e
il Po, come si sa, attraversa tutta l'Italia settentrionale. Da questo
può derivare un disastro ambientale che se non viene fermato in tempo
potrebbe condizionare la vita di milioni di persone. Basti pensare alla
pesca e alle coltivazioni che prendono l'acqua dal Po e, naturalmente,
agli acquedotti che l'acqua del Po la depurano. Alla data del 27
febbraio la marea di gasolio non è ancora arrivata a Serravalle, anche
se non tarderà ormai molto.
Barriere per contrastare l'inquinamento sono state istituite in vari
punti del Po ma non sono riuscite a fermarlo. L'operazione compiuta a
Serravalle, nei pressi della Porta del Delta è
consistita nel chiudere con barriere mobili il corso superficiale
dell'acqua che si immette nel Po di Goro convogliando quindi ciò
che rimane del gasolio nel vicino Po di Venezia dove saranno
pronte strutture atte a fermare, speriamo, gli ultimi residui di quello
che pare essere uno dei disastri ambientali peggiori degli ultimi anni.
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