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Egregio direttore, intervengo sulla questione del Palio di
Serravalle per dire il mio modesto parere. Secondo me ha ragione Marani
e il Palio lo dovrebbero fare le città che ne hanno la tradizione. A
ciascuno il suo. Insomma, sarebbe come che a Serravalle volessero fare la
Biennale di Venezia. A pretendere di chiamare Palio una carnevalata
contadina, si sminuisce il Palio vero che è torneo rinascimentale e
cittadino e si infanga una tradizione nobile che proviene dal cuore della
civiltà italiana.
Serravalle non è una capitale del Rinascimento italiano ma
una borgata umile. In questo non c'è niente di male, ma ognuno dovrebbe
rifarsi alle proprie tradizioni e non inventarne quando non ce ne sono o
usurpare quelle degli altri. Forse sarò un po' all'antica, ma io credo che
oggi ci sia un'inflazione di queste manifestazioni, spesso volgari, che
pretendono origini antiche e invece sono solo imitazioni di cattivo gusto.
Ai miei tempi si faceva la festa sull' aia, che era senz'altro più sincera,
più vicina alla gente e più adatta alle nostre campagne.
Marco Castaldini - Ferrara
Una polemica fuori luogo la polemica sul Palio di
Serravalle sta raggiungendo toni grotteschi. Tanta suscettibilità per
un'innocua presa in giro sorprende. A questo punto le gesticolazioni dei
responsabili del Palio diventano sospette.
Prima di tutto le loro inestinguibili cariche a vita. Non
è che l'articolo di Diego Marani senza volerlo ha scoperto qualche altarino?
Roberto Bertuzzi
Fonte La Nuova Ferrara del 17 giugno 2011 |